di Filippo Stazi
1° giorno: Quella mattina in città tutto era calmo, era ancora presto per il solito trambusto che assillante tutti i giorni innervosisce i cittadini. Io indossavo un berretto ed una sciarpa blu, una giacca rossa molto pesante e dei guanti neri, consapevole che sui monti innevati le temperature sarebbero state molto più basse di quelle in pianura.
Una volta partiti, nella corriera c’era un piacevole rumore di risate che ci hanno accompagnato fino alla destinazione dove una volta scesi le rigide temperature invernali tipiche dei paesi in alta montagna ci hanno accolto in un panorama mozzafiato. Le montagne innevate solo in parte, lasciavano intravedere i colori della montagna, sfumature di blu miste al colore degli alberi. Purtroppo non abbiamo avuto molto tempo per osservare il panorama che pareva tinto da un pittore, dato che sulle ripide piste ci aspettavano gli istruttori che nei tre giorni ci hanno insegnato come sciare. Non era la prima volta che scendevo da una montagna usando gli sci, di certo però non posso dire di essere esperto, per questo facendo la selezione tra i più bravi mi hanno inserito nel gruppo dei medi. Non ho subito ripreso la mano, ma dopo qualche discesa mi sentivo più sicuro, tutti noi abbiamo fatto passi da giganti e a fine giornata avremmo voluto continuare tutta la sera.
Contro la nostra volontà abbiamo passeggiato per il paese fino a giungere alla sala del Comune, dove ci hanno spiegato le regole che bisogna rispettare quando si scia, ci hanno anche mostrato alcune stupende foto scattate da una guida alpina che si è avventurata in vetta ad una montagna per poi scendere con gli sci; io personalmente non avrei il coraggio di farlo, ma penso che sia normale no?
In ogni caso la serata è continuata con la cena, seguita da una lunga camminata, che ci ha portato allo snowpark. Quest’ultimo non è nient’altro che una pista innevata dalla quale si scende con uno slittino. È stato molto divertente scendere, ma mai quanto vedere gli altri che cercando di andare dritti si ribaltavano e terminavano la corsa rotolando. Penso che quella sera saremmo scesi circa una ventina di volte a testa e quindi siamo tornati in hotel molto stanchi, ci siamo lavati e abbiamo spento le luci.
2° giorno:
‘’Sulla neve candida il giorno dopo abbiamo sciato tutta la giornata scendendo dalle piste più difficili e cercando di cadere il meno possibile.
Salendo sulla seggiovia non immaginavo neanche cosa avrei visto in cima alla montagna, si vedeva tutto il paese illuminato dal sole mattutino, si vedevano le montagne verdi e si vedevano le ripide piste da sci, alle quali solamente le persone esperte potevano accedere.
Lo ammetto, la prima volta ero timoroso, fino a quel momento non avrei mai immaginato di salire là sopra, per me era come un punto d’arrivo irraggiungibile; vedevo tutti quei ragazzi che sfrecciavano velocissimi verso la fine della pista e io cercavo di arrivare in fondo vivo, penso di essere arrivato molto vicino al farmi male più di una volta, ma per fortuna non è successo nulla di grave.
Eravamo esausti. I professori ci hanno portato alla piscina comunale dove abbiamo trascorso un paio d’ore a nuotare e a divertirci. C’era uno scivolo altissimo, girava su se stesso per tre volte fino a terminare in una piscinetta sul bordo dell’edificio. Dopo esserci rilassati nelle vasche idromassaggio abbiamo cenato e siamo subito usciti.
Quella sera ci attendeva una pista ghiacciata sulla quale con i pattini abbiamo cercato di fare qualche metro senza fare qualche buffa caduta, anche se così non è andata, eravamo più tempo per terra che in piedi. Nonostante questo il problema più grande era rialzarsi, una fatica ogni volta!
3° giorno:
Ancora non riesco a credere che quella mattina siamo saliti sullo skibus che ci ha portato al Varmost. Per chi non è esperto il Varmost è un monte poco fuori Forni di Sopra, qui ci sono diverse piste in cui si può sciare, dalle più semplici alle meno.
Faceva molto caldo quella mattina e la neve era molto morbida. Io mi sentivo pronto, ho messo la maschera e sono salito sulla seggiovia. Ci abbiamo messo una decina di minuti io e i miei compagni a salire in cima ma una volta arrivati siamo subito partiti, ci siamo destreggiati tra le persone e per tutta la mattina abbiamo fatto su e giù. Ci siamo divertiti tantissimo! Il problema maggiore è stato l’ultimo pezzo di pista che terminava con un tratto molto difficile. Per fortuna i compagni più bravi ci hanno aiutato a scendere, nonostante io sia rotolato per terra più volte… scesi a valle lo skibus ci aspettava per portarci a mangiare.
Nel pomeriggio siamo andati nel posto più alto della montagna, abbiamo fatto qualche foto e ci siamo fermati ad ammirare il panorama. Ce l’ho ancora in mente, mi ha lasciato senza parole, il cielo era senza nuvole ed era di un azzurro molto chiaro, il sole splendeva e si rifletteva sulla neve che quasi mi accecava. Ogni metro che scendevo diventavo più triste, si avvicinava sempre di più il momento in cui me ne sarei dovuto andare. Insieme ai miei pensieri anche il cielo si scuriva fino a diventare buio.
Alla fine il momento di andare via è arrivato e il viaggio di ritorno è stato più triste e silenzioso rispetto a quello dell’andata.
Siamo arrivati a Udine dove c’era mio papà ad aspettarmi, rivederlo in fin dei conti mi ha rallegrato un po’ dopo la tristezza di esser partito.
Quei tre giorni sono stati molto divertenti e ci hanno anche reso una classe più affiatata e collaborativa, sono felice di aver trascorso quelle giornate con la mia classe e sono felice di farne parte.
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