di Mattia Piccoli, illustrazione di Giovanni Tomasetig

Ricordo quando, lungo la via del ritorno, dopo uno dei miei vagabondaggi, mi ritrovai in un paese a me oscuro, talmente oscuro e isolato che quando anni dopo provai a tornare sui miei passi, non fui capace di ritrovarlo. Era perso tra i colli e i campi. Anche quando provai a chiederne notizia, nei paesi che mi parevano limitrofi, non ne ottenni alcuna. Che mi fossi sbagliato sulla zona? Che fosse stato tutto un fantastico sogno? Non lo so. E poco importa.
Il paese, come ogni altro piccolo centro abitato del luogo, aveva una chiesa, una strada asfaltata che lo percorreva e collegava al mondo esterno e, intorno ad essi, un grumo di case di pietra. Al di là  campi, colli e qualche isola boschiva. Si sarebbe detto un paese privo di attrattiva (come molti altri, d’altronde): non vi era alcuna opera, di qualche poco conosciuto pittore medioevale, nascosta nella chiesa o cripta segreta in qualche scantinato, se non fosse stato per una persona: il Conte.
La prima volta che sentii parlare del Conte in quella giornata di sereno vagabondare, fu quando mi ritrovai, colto da un’arsura alla gola, in un bar di fronte alla piazza. In attesa che l’ affaccendato cameriere venisse a prendere la comanda, mi dedicai all’ascolto dei fatti altrui. Il mio orecchio si tese su un’accesa discussione tra due contadini:
-E ti dico che quando il Conte verrà in città, io gli chiederò quel prestito e lui di sicuro me lo concederà con un moderato tasso di interesse-.
-“Moderato”? Se stiamo parlando dello stesso Conte allora lui farà in modo di spremerti come un limone-.
Non credo proprio! Io ho un buon rapporto con lui, vedrai che avrà un occhio di riguardo-.
-Si, si, credici…-
A quel punto della discussione sentii una voce:
-Comanda?-
-Un espresso con ghiaccio e un’informazione gentilmente: chi è il conte?-
-Ah, il Conte! è un riccone di lontana stirpe nobiliare. Si parla spesso di lui qui. Si dice viaggi molto e conduca i suoi affari in Francia e in Inghilterra-.
Informazioni poco interessanti. Lo ringraziai, bevvi il mio caffè e m’incamminai alla ricerca di maggiori notizie.
Mentre i miei piedi misuravano a passi lesti i vicoli, la mente vagava alla ricerca di chi, tra quelle persone, potesse sapere di quel misterioso personaggio qualcosa di più.
Qualcuno che conosca il Conte. Ma chi poteva essere? Così andavo chiedendomi.
Deve essere qualcuno che frequenta bene la gente del luogo, che possa indicarmi, se non lui, qualcuno che lo conosca. Deve essere una persona che ha un ruolo, un riferimento per la popolazione… ma certo! Il prete!”
A lunghe falcate mi diressi rapido al portale della piccola chiesa e mi immersi nell’atmosfera sacrale.  Notai il parroco intento a sistemare alcune candele votive, mi avvicinai:
-Buongiorno, un forestiero immagino- disse -cosa la porta nella casa del signore?-
-Veramente- risposi imbarazzato -sono venuto per un’informazione-.
-Capisco, mi chieda pure-
-Lei conosce per caso il Conte?-
-Certamente! Come non conoscerlo, è un personaggio assai stravagante ma anche molto generoso, pensi che in anonimato qualche anno fa ha donato alla parrocchia un’ingente somma di denaro-.
-Sa per caso dove posso trovarlo?-
-No, no, in verità non l’ho mai visto, ma vede, quando si sente parlare di un uomo così tanto e da così tante bocche, allora si finisce col conoscerlo come se fosse un caro amico-.
-Come ha fatto però a capire che la donazione era opera sua?-
-Penso lei abbia avuto modo di osservare il luogo. Le sembra possibile che qualcuno oltre il Conte possa aver offerto un dono sostanzioso alla Chiesa?-
Capii. Prima di lasciare il religioso volli porgergli un’ultima  domanda:
-Conosce qualcuno che sa dove abiti?-
-Mi ci faccia pensare…Salvatore! vende frutta e verdura al mercato, lo trova nella piazzetta qui davanti-.
Ringraziai anche lui e tornai sulla strada che avevo fatta per arrivare lì.
Quando arrivai nella piazza del mercato trovai Salvatore impegnato. Mi fermai ad attendere. Disgraziatamente il  banco  della frutta era proprio accanto a quello del pesce e un fetore nauseabondo mi avvolse. La cosa peggiore fu però il tino pieno di anguille che avevo accanto a me: esseri serpentiformi si muovevano uno sopra l’altro formando un intrico viscido. Forse per noia mi misi a contarli, tentai di farlo guardandone le teste ma ogni volta l’impresa finiva col contarne una che era scomparsa sotto qualche ventre ed era poi ricomparsa da sotto un altro. La molteplicità e il moto delle anguille ne moltiplicava il numero. Da quel caos si generavano altri esseri virtuali che esistevano soltanto a partire dalle relazioni tra quelli concreti.
La mia elucubrazione fu interrotta dalla voce di Salvatore che mi chiese cosa volessi acquistare:
-In verità- risposi- vorrei chiederle informazioni riguardo al Conte, ho saputo che lei lo conosce-.
-Sì, non di persona, so che non è interessato alla vita della comunità e quindi vive isolato.
-Sa per caso dove abita?- chiesi speranzoso
-Non di preciso. Mi hanno detto però che percorrendo la strada che va verso sud, si arriva ad un boschetto di pioppi oltre il quale vi è un torrente costeggiato da un sentiero che dovrebbe portare proprio alla villa del Conte-.
Capii allora che sarei dovuto andare a conoscere di persona il Conte. M’incamminai, percorsi la strada che andava a sud, attraversai il pioppeto, costeggiai il torrente e arrivai.
Trovai la villa: era stata interamente fagocitata dalla vegetazione. Un vecchio in calesse mi passò affianco:
-Signore, di chi è stata questa villa?- chiesi
-È stata la casa di un Conte, egli era solo e quando circa un secolo fa morì, durante uno dei suoi viaggi, nessuno si occupò di questa casa-
Forse per non rispondere ad ulteriori domande ripartì e scomparve nella macchia lasciandomi ai miei pensieri. Il Conte non esisteva più, menzogne, dicerie e chiacchiere l’avevano tenuto in vita fino a quel momento. Il paese e i suoi abitanti erano come il catino di anguille: non tutte le persone che ospitava erano “vere”, ve n’era una che si era generata dalle relazioni tra le altre. Non tutti coloro che conosciamo forse sono veri, forse sono creature costituite da echi di persone vissute in passato.