Tra le montagne del Friuli, nel piccolo borgo di Illegio, si svolge ogni anno una mostra internazionale d’arte che ha saputo trasformare questo incantevole villaggio in un centro culturale di rilievo mondiale. Quest’estate nonostante il grande caldo, spinti dall’amore per l’arte, abbiamo deciso di salire a visitarla. Qui da 20 anni si svolgono delle esposizioni d’arte a tema che richiamano ogni anno nomi importanti del panorama artistico e numerosissimi visitatori appassionati: nel dettaglio: 1.500 opere da ogni museo e collezione e 600mila visitatori.
Il curatore don Alessio Geretti ha voluto intitolare questa edizione “Il Coraggio” per sottolineare l’audacia che ha avuto assieme agli altri membri del comitato di San Floriano 20 anni fa, per iniziare queste mostre d’arte in un paesino così piccolo e di soli 350 abitanti.

La mostra si compone di 40 capolavori, traccia un percorso che parte dal Medioevo e giunge alla Metà del Novecento, attraverso un tema virtuoso quale “Il Coraggio” una forza che anima e rianima persone e popoli e che l’arte ha stupendamente celebrato.

Si apre con la prima sala dove troviamo diverse opere del XV secolo tra cui due versioni di San Giorgio e il Drago, una delle leggende più diffuse nel Medioevo e che la Scuola Lombarda ha saputo rendere preziosa e dettagliata seguendo tutti i crismi dell’epoca.

San Giorgio e il drago

Nelle sale successive si ritrovano diverse opere del Rinascimento tra cui un disegno di Raffaello Sanzio sulla Battaglia di Ponte Milvio e Tiziano Vecellio con una versione dell’intenso e celebre La moneta del tributo.

Arriviamo poi alla stanza adibita ad ospitare l’opera più importante dell’esposizione: San Sebastiano di Pietro Perugino. Questo santo in particolare è uno dei più venerati della cristianità ed è noto per il suo martirio, per il quale viene legato ad un albero e trafitto dalle frecce. Questo dipinto del 1495 rappresenta splendidamente il concetto di coraggio in quanto, nonostante il dolore atroce della tortura, San Sebastiano mantiene un’espressione calma e serena, dimostrando fede e resistenza. Questa tela arriva direttamente dalla Galleria Borghese di Roma.
Continuando il nostro percorso troviamo il dipinto di Caravaggio “La presa di Cristo nell’orto degli ulivi”. Questo capolavoro rappresenta uno dei momenti più drammatici della Passione di Cristo, ovvero il suo arresto nel Giardino degli Ulivi dopo il tradimento di Giuda. In questa scena Gesù è raffigurato con un’espressione calma e rassegnata nel bel mezzo del momento drammatico e caotico. Questa tela è stata dipinta nel 1603 e proviene da una collezione privata.

La presa di Cristo - Caravaggio

Sfera - A. Pomodoro

Nelle sale successive c’è un quadro di Vincenzo Catena, raffigurante l’eroina ebrea Giuditta nell’atto di decapitare il generale assiro Oloferne, salvando il suo popolo dalla distruzione.
Verso la fine dell’esposizione troviamo opere più recenti di Kandinskij e Pomodoro che con la sua “Sfera” del 1975 ci proietta a tutto tondo in una visione futuristica.

Si conclude così il nostro viaggio nella storia dell’arte che è anche un omaggio alla coscienza, quando sa reagire libera e lucida alle sfide più ardue. Ora attendiamo con curiosità il tema e le opere della mostra 2025.