di Matilde Graziano

Gli orrori della Shoah, soprattutto a noi giovani, sembrano lontani e irraggiungibili con il pensiero. Spesso ci dimentichiamo di avere, a pochi chilometri di distanza, una delle prove tangibili di tale efferatezza: la Risiera di San Sabba.

In occasione della Giornata della Memoria, la nostra scuola, come molti altri istituti,  ha proposto ad alcune classi una visita guidata a tale monumento. All’interno di quelle mura, in quel luogo grigio e angusto, abbiamo avvertito un freddo pungente: visitando quelle celle, ascoltando la guida che ci parlava delle numerose testimonianze non potevamo far altro che rabbrividire, immaginando tutte quelle storie…

Ci sembra quasi impensabile che la mente umana abbia potuto causare tali sofferenze, che con un piano logico e ben costruito degli uomini abbiano provocato dolore ad altri uomini. E noi, in quanto “uomini di oggi”, dobbiamo essere a conoscenza di quello che è stato il nostro passato, di quello che non deve essere il nostro futuro.

Ed è questa la ragione per cui luoghi come questi devono essere custoditi e preservati. In particolare, leggendo una lettera di un ragazzo di nome Luigi alla sua Laura, mi sono immaginata la scena di questo giovane che con la mano tremante scriveva il suo addio consapevole di essere giunto alla sua fine. In quelle celle, chissà quante storie sono state rinchiuse, quante lettere sono andate perdute e quanti racconti si sono persi nella memoria…! Ma nonostante ciò, oggi siamo qui a ricordare: perché una storia raccontata non sarà mai dimenticata