di Nicola Grion

Per la prima volta non sono l’unico a dover stare in casa, a guardare il mondo dalla mia finestra. Se ci fosse un po’ di bellezza al di fuori di questa stanza, forse accenderei la televisione a casa del mio amico. In casa non l’ho mai voluta, troppe informazioni di cui non ho bisogno. Costretti a una libertà limitata abbiamo più possibilità di immaginare, di sognare e di illuderci; certo non è come vivere in prima persona, ma è un modo per mettere a tacere la nostra infelicità. 

Ieri un fringuello è entrato nella mia stanza, un piccolo foro nel muro, pensava fosse un posto sicuro, ma si è ritrovato a sbattere con le ali, fragili, contro il vetro della finestra. Allo stesso modo noi ci adagiamo nei nostri comfort, nella nostra routine e quotidianità, pensando che rimarranno sempre invariate, poi ci ritroviamo ingabbiati nella nostra normalità e ci illudiamo di poter volare verso la luce ma ci facciamo del male quando capiamo che non lo potremo fare mai veramente. 

Sono tutti così impegnati a rimanere aggiornati, fare, avere. Il progresso ci allontana da noi stessi, vuole che tutti abbiamo le stesse esigenze, vuole che non ci accontentiamo mai di quello che abbiamo. Si perdono i valori, non c’è più tempo per sognare in un mondo che corre, le illusioni ci proteggono dalla caduta amara in un universo che non si cura veramente di noi.