Giulia Zanin 4^B

L’immigrazione da sempre è stata la principale fonte di crescita demografica e politica degli Stati Uniti, e ha contribuito in gran parte all’arricchimento culturale della storia statunitense.

Infatti, il maggiore movimento intercontinentale nella storia è stata la migrazione dall’Europa verso gli Stati Uniti nel XIX secolo. Mezza America di oggi è passata per Ellis Island, nella baia di New York. Più di 12 milioni di persone sono infatti entrate nel paese attraverso l’isola, tra il 1892 e il 1954. Donne, uomini e bambini, dalla Germania, dai Paesi Bassi, dall’Italia, dall’Irlanda, dalla Grecia, dalla Francia, arrivavano a Ellis Island per cercare di ottenere il visto per diventare cittadini statunitensi. Cercavano la fortuna, un futuro migliore, scappavano dalle guerre e dalle persecuzioni religiose. Esattamente quello che vediamo oggi. Gli immigrati venivano fotografati, registrati e sottoposti a diversi controlli medici. Le persone con disabilità fisiche e mentali, gli analfabeti e i bambini senza genitori venivano rispediti da dove erano venuti.

Se il territorio americano al momento dell’indipendenza nel 1776 contava poco più di 3 milioni di abitanti, grazie al forte flusso migratorio, la popolazione nel 1900 raggiungeva circa 48 milioni di persone, di cui 36 milioni immigrati dall’Europa. Sono oltre 41 milioni i cittadini stranieri residenti negli Stati Uniti su una popolazione totale di 316 milioni. Questo fa degli USA la prima nazione al mondo per numero di immigrati e questi dati rendono vera l’affermazione “without immigrants, there would be no USA”.

Il 9 novembre di ventotto anni fa, l’Occidente festeggiava la caduta del muro di Berlino; eppure, la storia sembra ripetersi. Sebbene sembrasse che la caduta di quest’ultimo avesse potuto rappresentare una svolta circa la fine dei conflitti e delle tensioni a livello mondiale, così non è stato. Il muro di Tijuana, noto come Muro della Vergogna, è una barriera che corre dalle coste della California fino al Texas, per una lunghezza totale di oltre mille miglia, ricoprendo più di un terzo del confine che separa il Messico dagli Stati Uniti. Questo famigerato confine, non è un tema nuovo per la politica americana: da decenni è un argomento sensibile e che riguarda centinaia di migliaia di persone che ci vivono intorno, e altrettante centinaia di migliaia che ogni anno cercano di attraversarlo illegalmente. È il confine più trafficato al mondo, con circa 350 milioni di attraversamenti legali ogni anno, e uno di quelli più sorvegliati.

L’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti ha portato in luce un argomento: l’immigrazione clandestina. Il presidente ha già detto che in cima alla lista delle cose da fare ci sarà la deportazione degli immigrati con precedenti penali. Tra i vari progetti in cantiere, come tutti ormai sanno, c’è anche la costruzione del muro al confine tra Stati Uniti e Messico. La barriera, come già detto, esiste già per circa un terzo del confine. La sua costruzione è infatti iniziata nel 1994 sotto la presidenza di Bill Clinton, ma la legge pro-muro del 2006, che oggi consente a Trump di dare l’inizio ai lavori con un semplice ordine esecutivo senza preoccuparsi di Camera e Senato, del resto, fu voluta dal presidente dell’epoca, George Bush (che non a caso ha votato per la Clinton) e fu votata dall’allora senatrice dello stato di New York, Hillary Clinton, come dall’allora senatore dell’Illinois, Barack Obama. Certo, la barriera innalzata negli ultimi 20 anni dalle precedenti tre presidenze copre solo più di un terzo degli oltre tremila chilometri di confine, ma esiste eccome. L’opera di ampliamento inoltre, è andata avanti per circa quattro anni, sotto la presidenza Obama, senza che nessuno si sia mai preoccupato di sollevare la questione. Migliaia di arresti e decine di morti ogni anno, ma soltanto dopo la campagna elettorale di Trump la stampa si è posta il problema. Lo stesso Trump ha annunciato di voler espandere questo muro per tutto il confine e che il Messico ne pagherà le spese. Ma il muro già presente, nel corso degli anni non ha avuto gli effetti desiderati. Infatti, non ha di certo scoraggiato i messicani o i sudamericani a provare ad entrare nel territorio statunitense. Tra il 1° ottobre 2003 e il 30 aprile 2004, in soli otto mesi, oltre 660mila persone sono state arrestate dalla polizia di frontiera nel tentativo di attraversare il confine e quasi 2000 sono le persone morte tentando di attraversare il confine tra il 1998 e il 2004. Centinaia di migliaia di persone provano ogni anno ad attraversare illegalmente la frontiera, perlopiù per migliorare le proprie condizioni di vita: quella che, un tempo, era la terra del sogno sta pian piano divenendo la terra del bisogno. Continuano a provarci in tanti perché in effetti, all’opposto di quanto accade spesso in Europa, negli Stati Uniti le possibilità per chi vuole lavorare o studiare ci sono: un’economia in costante espansione ha un bisogno costante di lavoratori. Al momento vivono negli Stati Uniti circa 11 milioni di persone irregolari che contribuiscono all’economia americana acquistando beni e pagando regolarmente le tasse e deportarli tutti o interrompere questo flusso migratorio creerebbe dei grossi guai per l’economia, a parer mio. Lo sfruttamento delle multinazionali americane ai danni dello Stato messicano e dei suoi cittadini, motivo principale dell’emigrazione, non è stato interrotto, senza contare che gli Stati Uniti reggono parte della propria economia sulle spalle dei milioni di immigrati messicani, illegali o non, che vi lavorano, spesso e volentieri in condizioni pessime.

L’ immigrazione esiste da sempre, e sempre esisterà. Ci sono, e ci saranno sempre, Paesi più sviluppati di altri, Paesi dai quali la popolazione vorrà fuggire. È impossibile fermare questo fenomeno, che ora sta vivendo l’Europa, allo stesso modo in cui gli Stati Uniti l’hanno vissuto un secolo fa. È impensabile che con un muro, al confine americano o europeo che sia, si possa fermare l’immigrazione. Se davvero verrà costruito, il muro di Trump, che costerebbe decine di miliardi di dollari, non risolverà questi problemi, e anzi causerà probabilmente ancora più danni all’economia americana e sofferenze.