di Mattia Piccoli

Quattro cerchi vi son, simili a ruote
ben rotonde, da cui utile e gioia
deriverebbe a chi stesse a scrutarli
nel decorrer degli anni. Intorno stanno
molte costellazioni, evidentissime,
tutte quante congiunte fra di loro
da presso e da ogni parte. I quattro cerchi
son tutti fissi e fra loro serrati;
nondimeno si oppongono a due a due
quanto a grandezza. Se mai in una
notte serena, quando tutte le sue stelle
splendide mostra agli uomini la Notte
celeste, e non ve n’è una che sia
languida a causa della luna piena,
ma brillan tutte di vivida luce
attraverso le tenebre – se mai
ti scese allora in cuor la meraviglia
all’osservare il ciel completamente
diviso in due da un ampio cerchio, oppure
se qualcun altro stando a te vicino
ti segnalò quel cerchio pieno d’occhi,
devi saper che lo chiaman Galassia.
Non c’è proprio, che giri, un cerchio simile
a questo nell’aspetto luminoso;
ma, quanto a dimensioni, di quei quattro
due sono così grandi, mentre due
si ruotano più piccoli di loro.

(Arato di Soli)

La Via Lattea nella costellazione del Cigno e dintorni. Nell’immagine si possono anche notare le stelle Deneb (al centro in alto) e Altair (in basso).

Nei versi di Arato di Soli c’è tutta la meraviglia e lo stupore di chi osserva la nostra Galassia. Mi piacerebbe che questo mio ultimo articolo dell’anno fosse letto come una guida capace di offrire un aspetto anche pratico, oltre che teorico, dell’astronomia , così da potervi pensare meravigliati allo stesso modo mentre, in una chiara serata di luglio, vi soffermate ad osservare il cielo. 

Scriverò della Via Lattea, la nostra galassia, che si può vedere come una fascia nebulosa che cinge la volta celeste. Essa veniva interpretata dai popoli nei più svariati modi. I Maori la vedevano come un fiume che lega Terra e cielo, gli ungheresi come le scintille prodotte dai ferri di cavallo sul suolo mentre si precipitano verso la battaglia, il popolo Zulu la immagina come lo stomaco di una mucca mentre gli antichi Greci la vedevano come il latte schizzato dal seno materno a causa della voracità del neonato Eracle. Proprio da quest’ultimo mito deriva il nome Via Lattea. Tra i Persiani la Via Lattea è invece vista come paglia sparsa nel cielo così come ci suggerisce il suo nome composto che in persiano è کاهکشان – kāhkashān dove کاه- kāh significa paglia, pula e کشان – keshān significa spargimento, versamento.

Anche gli Arabi hanno diverse espressioni per definire la Via Lattea. La più interessante è نهر المجره – nahr almajarra, la cui traduzione rimanda all’immagine di un fiume in cui scorrono le stelle.

Nell’immagine si possono vedere diversi tipi di galassie, da diverse prospettive.

La Via Lattea è una galassia, un enorme ammasso di stelle, gas, polveri e altri oggetti peculiari, come nane bianche, stelle di neutroni, protostelle, buchi neri, pianeti e corpi minori. La morfologia della galassia è simile a quella di una spirale il cui nucleo però non ha una forma globulare bensì è più simile ad una barra. La nostra galassia è difatti di tipo spirale barrata. 

Sole si trova nella periferia galattica a circa 26.000 anni luce dal centro; questo dato è fondamentale perché, se si trovasse all’interno del nucleo, che presenta un’elevata densità di stelle, la probabilità che Sole incroci la traiettoria di un’altra stella sarebbe molto più elevata. L’incontro con un’altra stella anche non esageratamente stretto, provocherebbe uno spostamento degli oggetti che orbitano intorno al Sole. Altro problema del vivere nel centro della galassia, sarebbe dato da alcune possibili stelle vicine che esploderebbero in supernovae, provocando un’estinzione di massa sul pianeta Terra a causa dell’onda d’urto. 

Ultimo pericolo sarebbe infine Sagittarius A*, l’enorme buco nero che si annida tra le nubi, i gas e le polveri all’interno del centro della Via Lattea, che produce una grande quantità di particelle energetiche, ovvero i famosi raggi cosmici nocivi alla vita terrestre.

A causa della nostra posizione all’interno della galassia, non possiamo apprezzarne la forma a spirale, ma possiamo comunque vedere, nelle notti senza luna e in cieli bui e abbastanza tersi, una fascia luminosa che percorre il cielo. Essa è la nostra galassia, le cui stelle meno luminose non si riescono a distinguere. Esse si confondono fra di loro creando una specie di nebulosità simile al vapore ma tempestata di stelle di diversa brillantezza e colore, che scintillano per i movimenti dei gas nell’atmosfera terrestre.

Tra le stelle si può a volte notare qualche zona sfumata più luminosa e in contrasto rispetto alla Via Lattea. Si tratta di nebulose diffuse a emissione, quelle che a me piace definire “neon cosmici” perché emettono luce secondo un principio simile a quello delle luci al neon. Queste nebulose emettono una luce perlopiù rossastra che è generata dall’idrogeno di cui sono composte; l’idrogeno viene eccitato dalle giovani stelle all’interno della nebulosa che con la loro radiazione la scavano e la fanno brillare.

Alcune di queste nebulose si possono vedere molto bene puntando un binocolo nei pressi del nucleo galattico mentre sono accessibili all’occhio nudo i grandi complessi di nebulosità oscure che non emettono luce ma si notano per il netto contrasto con il bagliore della Via Lattea. Una evidente “nebulosità”,  denominata “Fenditura del Cigno”, si può notare nella Costellazione proprio del Cigno.

Il periodo migliore per osservare la Via Lattea è intorno alla metà del mese di luglio. La notte astronomica inizia intorno alle ore 23.30 e in quel momento il nucleo della Via Lattea è vicino alla sua massima altezza e pertanto si può vedere vicino allo zenit la stella Vega, una stella particolarmente luminosa, che viene a trovarsi sopra la testa dell’osservatore. Scendendo verso nord est si può osservare un’altra stella dalla brillantezza leggermente inferiore: si tratta di Deneb la stella più brillante della costellazione del Cigno. 

Deneb si trova nel mezzo della Via Lattea e costituisce con le stelle Vega e Altair (posta più a sud rispetto alle prime due), il così detto “triangolo estivo”, composto dalle stelle α: Deneb per la costellazione del Cigno, Vega per la costellazione della Lira e Altair dell’Aquila. Seguendo inoltre la scia della Via Lattea si può trovare, vicino all’orizzonte a circa 20°, il nucleo della nostra galassia che è purtroppo difficilmente osservabile dalla Regione Friuli Venezia Giulia.

I dati di osservazione, sopra riportati, sono stati acquisiti prendendo come riferimento la serata del 13 luglio 2021 alle ore 23.30 nella città di Udine. Queste indicazioni possono essere valide in tutta la Regione tenendo conto però che i livelli di precisione saranno sempre minori mano a mano che ci si allontana dalla città di riferimento anche se, a livello teorico, restando nella zona del nord Italia, possono essere comunque validi. 

Ringrazio Claudio Cecotti e Mohammad Bagheri per le informazioni relative alla storia che hanno contribuito ad arricchire questo scritto.

Carte celesti per orientarsi nell’osservazione della Via Lattea e delle costellazioni.

Fotografie

Tutte le fotografie sono state acquisite da Mattia Piccoli con una camera planetaria ed una reflex digitale. Gli strumenti ottici utilizzati sono: un obiettivo fotografico a lenti, un telescopio rifrattore da 72 mm di diametro e 420 mm di focale ed un telescopio newtoniano da 200 mm di diametro e 800 mm di focale.

Le carte celesti, utili per orientarsi nell’osservazione della Via Lattea e delle costellazioni, sono state acquisite tramite il software “Cartes du ciel” ed elaborate per mezzo di altro programma, così da ottenere un negativo in monocromatico. 

Bibliografia

  • Arato di Soli, I fenomeni ed i pronostici – Edizioni Arktos – 1984
  • Anthony Aveni, Stelle – Il Saggiatore – 2020