di Riccardo Sidoti

Anche quest’anno sono state ricordate le vittime dell’Olocausto, ogni volta vengono organizzate cerimonie per onorare i milioni di morti di quella tragedia, ma più che una commemorazione del passato, dovremmo considerare la Giornata del 27 gennaio un memorandum per il futuro.

L’1 novembre 2005 l’Assemblea delle Nazioni Unite proclamò il 27 gennaio la giornata di celebrazione delle vittime dello Shoah. Circa 60 anni prima le truppe dell’Armata Rossa avevano sfondato i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz.

Quello a cui andarono incontro i Sovietici fu una visione raccapricciante di ciò che avevano potuto fare degli esseri umani, una visione che turberà nei decenni successivi molti paesi occidentali.

Non provocarono solo orrore i racconti di queste realtà, ma anche un senso di colpa diffuso nella società. A tale sentimento si cercò di ovviare facendo in modo di celebrare al meglio la memoria di quelle vittime innocenti e screditando completamente l’ideologia nazista, identificando nella classe dirigente della Germania di Hitler la peggiore espressione della violenza e della crudeltà umana.

Tutt’oggi in tutto il mondo si organizzano incontri e iniziative che intendono trasmettere alle nuove generazioni la memoria di uno dei più oscuri periodi della storia europea “affinché simili eventi non possano mai più accadere.”

Potremo ritenere tutto ciò un’opera di efficiente informazione, io invece penso che nel diffondere la Memoria dell’Olocausto si conferiscano troppa responsabilità e attenzione ai generali nazisti e alla figura di Adolf Hitler, dimenticando, forse spesso, ciò che ci sarebbe più utile ricordare, ovvero che Adolf Hitler e il suo partito sarebbero rimasti solo una pericolosa setta se non fosse stato per il voto di milioni e milioni di cittadini; e che il Führer una volta al potere avrebbe trovato molti più ostacoli a mettere in atto il suo piano criminale se l’opinione pubblica fosse stata costantemente in grado di svolgere un’oggettiva analisi politica e non fosse stata accecata dalla rabbia sociale derivata da una crisi economica. Non dovremmo poi neanche scordarci che anche le altre nazioni europee sottovalutarono i primi segnali della follia nazista.

La Giornata della Memoria si dovrebbe dunque richiamare al principio dell’ historia magistra vitae: non permettere all’umanità di ricadere negli errori e nelle debolezze dei propri antenati. Ma la Storia tristemente racconta che essa stessa viene semplicemente ignorata quando le persone sono più preoccupate dalla mancanza di lavoro, soldi e sicurezza, quando la speranza di poter trovare una soluzione ai propri problemi lascia il posto alla rabbia e alla frustrazione come soluzione di essi.

Queste erano le condizioni dell’Europa del primo Dopoguerra e a queste sembrano essere simili quelle attuali. Perciò non solo il 27 gennaio, ma ogni giorno degli anni a venire  sarà nostro compito fare in modo che l’umanità eviti di ripetere la storia.