[in collaborazione con il progetto Parkitraits: Parkinson’s portraits]
di Marco Tremamunno
Era un tranquillo sabato mattina, fuori il sole era già alto nel cielo ma c’era una piacevole brezza che mitigava la temperatura.
Pino era già sveglio, lieto che fosse estate e che potesse rilassarsi e far quello che lo rendeva felice. Voleva mangiare una colazione sostanziosa, infatti preparò un buon cappuccino, ci inzuppò un delizioso cornetto alla crema e bevve un rinfrescante succo d’arancia.
Preparatosi, andò al parco con la sua famiglia. Le strade erano semideserte, il che permetteva di udire distintamente il dolce e armonioso canto degli uccellini nascosti tra le fronde degli alberi che frusciavano. Lì giocarono a “Scopa”, un gioco di carte il cui obiettivo è riuscire a togliere tutte le carte dal tavolo: un classico gioco dove la fortuna è tutto e, in quanto ad essa, Pino ne aveva pochissima. Lo stesso, però, si divertirono, perché l’importante è passare il tempo libero con la propria famiglia. Dopo aver giocato per più di un’ora, si misero in cammino. La loro destinazione era il ristorante “La Locanda d’oro”. Era un grazioso locale costruito in un elegante edificio del Novecento. Accanto alla porta d’ingresso erano appese alcune foto di celebrità italiane che vi erano state, tra le quali Diego Abatantuono, Pierfrancesco Favino, Enrico Montesano e Lino Banfi. Mangiarono veramente bene, i camerieri erano gentili, la sala accogliente e i piatti strepitosi.
Usciti dal ristorante, andarono a fare un po’ di compere. Pino comprò una felpa dei “Nirvana”, la sua band preferita e un paio di “Vans” sopra le quali c’erano i disegni dei famosi personaggi dalla carnagione gialla, quelli de “I Simpson”.
Quella sera Pino invitò a casa sua alcuni suoi amici per divertirsi assieme.
Dopo aver cenato, arrivarono i suoi amici e, dopo aver dialogato seduti attorno al tavolo, Pino portò un gioco chiamato “Assi e Alleati”, un gioco di strategia ambientato nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. Ad un certo punto avvertì un certo languorino, quindi strisciò silenziosamente in cucina e prese il sacchetto di patatine dalla dispensa.
Dopo una serata passata a giocare, parlare, ridere e scherzare, una volta che gli amici se ne furono andati, uscì di casa a fare una passeggiata.
Le strade erano deserte e le uniche fonti di luce erano i lampioni ai lati del marciapiede. Dalle finestre si poteva scorgere la luce dei televisori accesi. Mentre camminava ripercorreva nella sua mente la giornata passata: la colazione, il gioco nel parco, il ristorante, le compere, la serata passata con gli amici. Pensandoci sorrideva, ma, allo stesso tempo, pensava a chi non poteva fare le stesse cose che aveva fatto lui, ai ragazzi della sua stessa età che, per ragioni economiche, fisiche, familiari o sociali, non si poteva permettere di trascorrere la stessa giornata che aveva trascorso Pino.
Egli, allora, ringraziò Dio per avergli donato tutto ciò con cui era entrato in contatto lui: la libertà, la famiglia, il cibo, la casa, il tempo libero, gli amici, il denaro.
Terminata questa profonda riflessione si voltò e si incamminò verso casa.
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