di Marta Bresin

Hai mai prestato particolare attenzione alla brezza che soffia sulla costa?  Il vento che solleva l’asciugamano che avevi disteso con molta cura sulla sabbia, quello che fa volare via il tuo cappello e quello che asciuga i capelli sempre nel modo sbagliato dopo un tuffo, quello che scuote le foglie dei pini marittimi e dei cespugli? La sua è una presenza evidente, forte, e a suo modo rassicurante nella sua costanza. Adesso, immagina quello stesso vento viaggiare verso le aree più interne, spazzare campi di grano e strade d’asfalto rovente raramente attraversate da auto.
Ora, esso raggiunge una piccola città del sud. È una cittadina marittima, del tipo che sopravvive di turismo e si riempie solo d’estate. Seguiamo il vento. C’è un minimarket, quelli tipici dei paesi costieri, piccolo e pieno di tutto ciò di cui potresti o non aver bisogno. Oh, attento! Girati troppo velocemente e farai cadere quei pacchi di pasta vicino agli articoli per la pulizia. Il vento si sposta ancora. Passa per le viuzze del paese e supera una massiccia torre che pare fuori luogo, vicino a un motorino e una palazzina a tre piani. Vicino alla torre, potresti scorgere un caseificio, e chi c’è stato vi potrà consigliare la gelateria annessa. Continuiamo per la strada, e a pochi passi dal caseificio, giriamo a destra. Siamo immessi in un viale più ampio, battuto dal sole di mezzogiorno. Passeggiamo sul marciapiede a lato. Da un lato, campi e un ruscello quasi arido, dall’altro, a dividerci dalla strada, occasionali alberi e cespugli bassi, rampicanti. Dopo poco, noterai, dall’altro lato della strada, un possente muro a secco. È fatto di porose rocce ocra e pare antico. Nelle crepe tra le pietre squadrate sono incastonati fiori ed erbacce. Veloce! Stiamo perdendo il vento costiero. Dritto, sinistra, attraversa la strada. Eccoci. Un viale alberato corre dritto davanti a noi, pochi turisti osservano e fotografano ammirati qualcosa oltre le siepi ai lati della strada ciottolata. Non sei un po’ curioso? Avvicinati alla turista che sta scattando una foto con una polaroid. Tra le foglie, puoi scorgere il profilo di una colonna spezzata. Guarda meglio. Fai un passo avanti. Davanti a te, si apre una pianura disseminata di rocce. O, per dir meglio, rovine. A destra, su una collinetta, si erge ciò che resta di un elegante tempio classico. Alcune colonne ancora svettano sul cielo sereno. Passando per la biglietteria, raggiungi la piana. Ora stai camminando su una strada lastricata, i blocchi di pietra liscia battuti dalle tue scarpe e da quelle di migliaia prima di te.
Sei immerso nel paesaggio, camminando su un’antica via romana, quando la tua quiete è interrotta. Davanti a te, seduti sulla strada o sul muretto adiacente, puoi notare con leggero fastidio ragazzi che chiacchierano accompagnati da qualche canzone pop proveniente a basso volume da casse poggiate sulle pietre, senza rispetto per la sacralità del sito. A primo impatto, con quelle maglie bianche identiche, potrebbero sembrare un gruppo turistico. Però… stanno scavando. Con secchi e attrezzi da giardino, stanno rimuovendo erba e terriccio dalle crepe e fessure tra i massi lisci the compongono la strada. Chiedendo, scoprirai che un paio di loro sono occupati in un simile lavoro nelle domus poco distanti.
Nella settimana dal 23 al 27 settembre del 2025, si è svolto il progetto Paestum, un’opportunità di Formazione Scuola-Lavoro, per il primo anno al Copernico e in altre scuole della regione, in collaborazione con la Società Archeologica Friulana. L’attività è orientata all’avvicinamento, soprattutto pratico, ad una carriera in ambito archeologico, e prevede un viaggio di formazione della durata di 5 giorni ai siti greco-romani di Paestum e Velia. Durante queste giornate, gli studenti hanno avuto l’opportunità di visitare luoghi noti della civiltà greca e romana, come Pompei, Paestum e Velia, ma anche di fare esperienze direttamente con gli archeologi, quali la pulizia delle aree archeologiche o il lavaggio di cocci provenienti dagli scavi. Non sono mancati momenti tra pomeriggio e sera per fare un tuffo o camminare sulla spiaggia vicina al campeggio ospitante, o nel dopopranzo, per girare nel paese. Si tratta di un’esperienza incredibile per gli amanti della storia, dell’arte, o semplicemente per quelli tra noi curiosi di mettere le mani in una bacinella d’acqua fangosa e sollevare dalla terra un coccio blu notte.