di Lisa Pinto
Uno scintillio. E un altro. E un altro ancora. Lampi più frequenti. Saette che squarciano il buio. Proprio quando si tende la mano per afferrarne una, cala l’oscurità. Che delusione. Ma in fondo i pensieri sono così: quelli sottili e leggeri sono troppo rapidi da captare. Nemmeno il tempo di raggiungerli con lo sguardo che già saltellano in un altro punto del cervello alla ricerca di una via d’uscita. Sbattono, urtano tra loro e tintinnano sperando di trovare una fessura. E come biasimarli, rinchiusi nella confusione della mente, chi non vorrebbe scappare?
A chiunque è capitato di smarrire un pensiero, o che esso stesso evadesse, a seconda di come lo si preferisce intendere. E poi? Non c’è verso di ritrovarli: su e giù, vagando per gli spazi più reconditi della mente, si scruta ogni valle e monte. Niente. Scompaiono nel nulla, come se non fossero mai esistiti. Eppure c’erano. Ma chissà dove spariscono quelle lucine agitate così impazienti di dileguarsi.
Provare a inseguire un pensiero in fuga non è semplice. Certo, esistono quelli che si muovono in linea retta, semplici, con un punto di inizio certo e una conclusione ben chiara. O forse no. Perché, proprio inseguendoli, iniziano a descrivere lunghe curve, a mescolarsi al lago di ricordi stagnati che andrebbero smaltiti, ma dai quali, in fondo, non abbiamo il coraggio di separarci. E poi procedono, nelle spirali fitte di quei pensieri ricorsivi, che danno l’impressione di aver raggiunto il punto d’arrivo, ma in realtà è solo un’illusione. Finché il pensiero perso guizza sinuoso come un filo dorato da riavvolgere, sopravvive la speranza di raggiungerlo e domarlo. Speranza che sfuma quando si divide in puntini irrequieti, creando una nebbiolina di scintillii. E ogni pensiero ha il suo caratteristico modo di apparire. Quelli pigri e stanchi sfarfallano, vagano senza meta con la loro luce fioca e urtano tra loro così debolmente da rimanere momentaneamente sospesi, in attesa di qualcosa: forse un cambiamento, magari la motivazione oppure una forza che sconfigga la loro inerzia. Così sembrano lucciole, placide e fluttuanti. Improvvisamente la serenità si squarcia e compaiono i pensieri martellanti: opachi e pesanti, sfrecciano con suono metallico e, quasi come piccoli proiettili, sembrano voler infrangere le pareti per scappare. E poi si aggiungono quelli astratti, informi e multicolori, indecisi su cosa vogliono essere e sul come e dove muoversi. Così vagano goffi e incerti, diventando facili obiettivi per gli scintillii più agili. Scontri, tintinnii, stridii e, spesso, squarci. E allora un pensiero si frammenta, continuando il suo percorso con un moto ancor più irregolare e incline a impattarne altri.
E nella confusione più totale, sotto un cielo di prismi iridescenti, balena una luce. Quello scintillio dorato che si stava cercando. Ci si slancia con il desiderio di stringere tra le mani quel rapido puntino, che scatta nel vortice di pensieri affilati. Avvolti nella tempesta e circondati dai sibili, fuggiamo disperatamente finché non lasciamo alle spalle la sinfonia tagliente.
Soltanto in quel momento, lontani dalla bufera, si realizza di essere tornati al punto di partenza. E di aver smarrito ancora una volta il pensiero.
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