Domenica 1° ottobre 2017: si è spento all’età di 50 Pierluigi Cappello, pluripremiato poeta friulano. Nato a Gemona del Friuli, ha vinto numerosi riconoscimenti, tra cui il premio «Montale» nel 2004 con «Dittico» e il premio letterario internazionale Terzani nel 2014 . Racconta la sua esistenza, le radici, gli affetti e soprattutto il dolore nel libro “Questa libertà”.

Poeta malgrado la fragilità fisica, non grazie ad essa. In questo modo Pierluigi Cappello ha sempre risposto a tutti coloro che attribuivano la profondità dei suoi testi all’esperienza e alla condizione di dolore che sopportava ogni giorno, aggiungendo “senza di essa sarei diventato poeta lo stesso, anzi di più, anzi meglio”.

Sofferenza. Una parola che il poeta si è portato dietro dall’età di 16 anni, quando, a causa di un incidente stradale su una strada di Chiusaforte, ha visto chiudersi il mondo di possibilità che gli erano sembrate così a portata di mano, prima fra tutte un futuro da velocista. Da promessa dell’atletica all’immobilità permanente: con la recisione del midollo spinale, Cappello ha dovuto accettare la prospettiva di una vita breve da calvario continuo e complicato.

Dolore personale ma anche di chi gli stava intorno, degli amici che man mano si allontanavano, dei genitori che si ritrovavano ad affrontare quel drastico destino difficile da comprendere. “Da quel momento cominciavo a diventare padre di mio padre e padre di mia madre”. Sebbene tormentato dalle mille fatiche di ciò che gli è accaduto, quest’uomo ha trovato il tempo e la forza di farsi carico dell’angoscia dei suoi cari, di alleggerirla e donare speranza. Con il tempo poi è riuscito perfino a conviverci e comprenderla, a farne tesoro: “Ognuno di noi porta in sé un limite che è anche una soglia”.   

Il dolore gli è stato compagno e maestro, ha aggiunto alla sua già spontanea e naturale sensibilità una sofferente delicatezza. Così, grazie alla poesia e alla scrittura, Cappello è giunto ad accettare le conseguenze di ciò che gli era accaduto, trasformandole in un’occasione per scrivere quelle poesie e quei testi che solo l’esperienza provata sulla propria pelle ha reso tali.

di Silvia Lazzarini 3^C