di Pierluigi Maranzana

Salve cari lettori benvenuti nel primo articolo di questo 2025 (o ultimo del 2024 visto il tema trattato). In questo articolo vi proporrò un piccolo elenco di film che sono riuscito a vedere al cinema durante l’anno passato. Non è una vera e propria classifica, poiché il numero di pellicole che ho visto è stato insufficiente per poter decretare “il miglior film dell’anno” (capacità che comunque non mi attribuirei),  ma solo una presentazione di quei film che ritengo meritevoli di attenzione all’interno di questa rubrica, presentati in ordine cronologico e non di gradimento..
Potrebbero essere presenti spoiler che verranno, però, anticipati in modo tale da non rovinare l’esperienza a nessuno.

Dune-Parte 2
Regista: Denis Villeneuve
Data di uscita in italia: 28 febbraio 2024.

Nonostante abbia inserito questo articolo in questa rassegna non ne parlerò perché ne ho già dedicato un pezzo nell’edizione di aprile 2024. Quindi se volete saperne di più vi consiglio di recuperare quello.

Inside out 2
Regista: Kelsey Mann
Data di uscita in italia: 19 giugno 2024

Il secondo capitolo della saga targata Pixar (seguito del famosissimo “Inside out” del 2015, ormai già diventato cult) è stato sicuramente il film d’animazione più atteso dell’anno. Sono andato al cinema, tra l’altro mai visto così pieno di gente, in una calda sera d’estate senza particolari aspettative poiché il primo capitolo non mi ha mai convinto a pieno. Vista la poca attesa ho goduto di una bellissima esperienza: le gag (che, di solito, in questi casi mi lasciano indifferente) mi hanno divertito e la trama mi ha ampiamente conquistato.
La storia gira intorno al personaggio di Riley, una ragazzina delle medie che vive con i suoi genitori a Los Angeles (già protagonista del primo film) e al suo rapporto con le proprie emozioni, personificate in modo da renderle nettamente riconoscibili. L’avevamo lasciata, alla fine della pellicola del 2015, nel pieno periodo delle medie, dopo il trasloco a Los Angeles. La seconda parte inizia nell’ultima estate prima del liceo. Insieme a sue due amiche, con cui condivide la passione dell’hockey, si reca ad un campo estivo. Da qui inizierà l’evoluzione di Riley: il suo rapporto con le amiche e le compagne di squadra cambierà secondo uno stilema classico dell’adolescenza. Anche il “roster” di emozioni cambierà: infatti si aggiungeranno elementi classici dell’adolescenza come Ansia, Invidia, Imbarazzo ed Ennui (che rappresenta il carattere “snob” tipico dei teenagers). Infatti è proprio il cambiamento e l’ingresso nell’adolescenza  il cardine della pellicola, tema che viene trattato  in modo puntuale e anche innovativo (infatti Ansia, emozione purtroppo molto comune tra gli adolescenti svolge un ruolo molto importante all’interno della storia). La pellicola risulta interessante e divertente ricadendo, però, in elementi ormai abusati da opere come che tratto i temi dell’adolescenza e del rapporto con i coetanei: infatti sarà preponderante il conflitto tra le amiche precedenti (presentate un po’ come delle “sfigate”) e quelle nuove (molto più alla moda). Con questi due gruppi Riley avrà la più classica evoluzione dei rapporti: [Spoiler] abbonda le amiche sfigate per stare con quelle più cool (modificando il suo modo di essere), riesce ad entrare nel gruppo dei più popolari, deludendo però le vecchie amiche e dopo uno scontro (qui rappresentato dalla partita di hockey), in cui prima prende la parte del nuovo gruppo per poi pentirsi, riuscirà a dare al film il classico finale del “vissero tutti felici e contenti”: sarà sì nel gruppo popolare, restando però anche nel gruppo storico rimanendo coerente con se stessa (/Spoiler).
Tirando le somme: se volete vedere un film divertente, colorato, che parla del rapporto con gli altri e con se stessi, anche se in modo non molto originale, “Inside out 2” è quello che fa per voi.

L’innocenza
Regista: Hirokazu Kore’eda
Data di uscita in Italia: 22 agosto 2024

La pellicola (premiata al festival di Cannes del 2023 con il Prix du scénario per la sceneggiatura a Yūji Sakamoto) risulta dell’anno precedente ma ho deciso di inserirla lo stesso all’interno di questa rassegna perché uscita nei nostri cinema l’estate scorsa. Sicuramente è il mio film preferito dell’anno, mi ha colpito talmente tanto che è stato per me molto difficile parlarne (infatti ho deciso di non dedicargli un “Pillole di Cinema”). Il film narra da tre punti di vista differenti la stessa storia: una vicenda di bullismo e di amicizia in una scuola giapponese. La complessità della trama mi rende molto difficile parlarne in così poche righe quindi vi consiglio vivamente di recuperare l’opera. Il regista riesce a trattare temi complessi come il bullismo, il rapporto con gli amici e i genitori, l’omosessualità in modo perfetto facendoci provare le stesse gioie e gli stessi dolori dei personaggi che ci appaiono sullo schermo.  Esso riesce a rappresentare un perfetto spaccato della società giapponese: una società che impone una tranquillità, rappresentata in modo impeccabile attraverso le ambientazioni e i lunghi momenti di silenzio che accompagna la visione, sopprimendo i problemi delle persone (in questo caso dei due protagonisti, Minato e Yori). Il film, grazie anche al modo in cui la storia ci viene raccontata, riesce a presentarci il bullismo in modo completamente nuovo, facendoci immedesimare nei personaggi: infatti la presentazione del disagio attraverso gli occhi dei tre protagonisti (la madre di Minato, il professore dei ragazzi e Minato stesso) ci trasmette in modo diretto il modo in cui le persone vivono questo tipo di avvenimenti. Questi cambiamenti di prospettiva ci fanno conoscere la completa verità solo alla fine, poiché durante lo svolgimento del film saremo condizionati, nella visione dei fatti, da quello che i personaggi vedono e provano, portandoci a conclusioni fallaci che verranno poi  spazzate dal finale. Un finale che risulta tragico e commovente. Una visione che ritengo obbligatoria e necessaria per chiunque. Un film che tratta in modo perfetto temi davvero complessi non tralasciando elementi importanti e non risultando mai banale. Davvero emozionante.

Megalopolis
Regista: Francis Ford Coppola
Data di uscita in Italia: 16 ottobre 2024

Il film più atteso dell’anno; probabilmente una delle più grandi delusioni a livello cinematografico che abbia mai provato: non perché la pellicola sia brutta ma da essa, visto l’imponente investimento economico, mi aspettavo davvero molto. La trama segue la storia di un architetto, interpretato da Adam Driver, che cerca di ricostruire New York dopo una catastrofe che ha devastato la città. Deciso a trasformarla in una metropoli ideale, l’architetto progetta una città che combina innovazioni tecnologiche e strutture avveniristiche. Mentre lavora al suo progetto, si trova coinvolto in conflitti con figure politiche e poteri forti che ostacolano il suo piano. Il suo lavoro di ricostruzione è anche complicato da tensioni personali e familiari, mentre nuove sfide emergono con l’evolversi della situazione nella città. La storia si sviluppa attraverso la lotta dell’architetto per portare avanti la sua visione, nonostante le difficoltà sempre crescenti.
Ho trovato il film eccessivamente complicato dal punto di vista della sceneggiatura, che risulta  contorta e non sviluppa a pieno nessuno dei temi che si impone di trattare (il rapporto con la famiglia, la politica, la visione di un mondo nuovo). Durante la visione ci si perde molto cercando di capire quello che ci sta venendo proposto sullo schermo (basti pensare, per chi l’ha visto, alla scena del trip del protagonista in discoteca). La visione risulta quindi un’esperienza troppo complessa. Però non tutto è da definire non riuscito: infatti le ambientazioni sono davvero incredibili, i personaggi molto interessanti nelle loro sfaccettature e le interpretazioni attoriali sono davvero di alto livello. Lo si può definire un film barocco: che punta molto a stupire lo spettatore, però gli lascia ben poco in termini di emozioni e di narrazione. Ho deciso comunque di parlarne, nonostante il giudizio parzialmente negativo, perché è stato un evento cinematografico molto importante. Penso che Megalopolis sia uno di quei film che o lo ami o lo odi: purtroppo io mi sono trovato a scegliere la seconda opzione (anche se trovo elementi comunque positivi, che però risultano insufficienti per rendere l’opera il capolavoro preannunciato).

Conclave
Regista: Edward Berger
Data di uscita in Italia: 19 dicembre 2024

Ultima pellicola per questa rassegna, ultimo film visto dell’anno. Un’opera su cui faccio davvero fatica a dare un giudizio netto poiché presenta molti elementi positivi ma anche molti elementi negativi. Esso gira proprio intorno ad un conclave (riunione in cui i cardinali si riuniscono per eleggere il nuovo pontefice) completamente inventato; infatti esso è privo di riferimenti temporali e personaggi reali. Il protagonista è il cardinale Thomas Lawrence (interpretato da un Ralph Fiennes in stato di grazia), egli è il decano cioè il supervisore del consiglio che si dovrà scontrare con le contraddizioni e i dissidi interni all’assemblea. Infatti si verranno a formare due diversi schieramenti: gli intransigenti che voglio riportare la Chiesa ai fasti del passato ed i progressisti. Tutto verrà però scombussolato dall’arrivo di un cardinale dall’Azerbaijan di cui nessuno era a conoscenza. Prima di passare allo spoiler voglio spendere due parole su quelli che sono, secondo me, i punti di forza della pellicola: la messa in scena, quindi costumi ed ambientazioni, è davvero ben curata  e ci trasporta in quel clima di sacralità proprio del conclave;  la colonna sonora (a cura di Volker Bertelmann)  contribuisce a trasmetterci questo senso di mistero e sacralità. [Spoiler]Penso che il film abbia due grandi problematiche: la trama e i personaggi. La prima è comprensibile fin dal primo minuto (infatti il cardinale sconosciuto diventerà papa) e presenta dei risvolti che non mi hanno convinto molto (come l’assurdità di certi piani per screditare altri concorrenti e l’utilizzo sbagliato della figura del defunto papa). Il finale (in cui si scopre che il cardinale è ermafrodita) l’ho trovato esagerato e che non riesce a trasmettere un chiaro messaggio. I personaggi sono stereotipati: il cardinale intransigente, razzista e conservatore, il prete con un passato complicato dal punto di vista sessuale , il futuro papa buono che con i discorsi di amore e pace (tra l’altro di una banalità assurda) riesce a conciliare persone che fino a 5 minuti prima si odiavano. Nonostante ciò il messaggio (o almeno quella che è la mia interpretazione di esso) si salva, per il rotto della cuffia: infatti il conclave funziona e si arriva ad un verdetto solo quando esso, che rappresenta tutta la Chiesa, si toglie la benda dagli occhi e si apre al mondo e alle sue notizie (infatti in quei giorni erano stati compiuti degli attacchi terroristici e solo durante un dibattito su essi, dopo che con uno strappo alla regola i cardinali erano stati messi al corrente dei fatti, si arriverà ad un verdetto). Molto più forzato il finale: il messaggio che chiaramente passa è che il cardinale si accetti per quello che è e che non voglia cambiare, ma risulta assurdo e fuori contesto. (/Spoiler)
Un film che ritengo sufficiente ma non più, che si fa guardare ma che non è, secondo me, un capolavoro come viene ritratto.

Spero di non avervi annoiato e di avervi dato degli spunti di visione che vi possano interessare.
A rileggerci.