di Isabella Cossutti
Quasi sobbalzai a quelle parole, di cosa stava parlando? A quel punto non sapevo cosa pensare.
I capelli di Gyn scivolarono sul volto coprendo i suoi lineamenti.
- “In realtà quello che tu chiami Lucius… Ha un altro nome… e le sue vere origini sono ignote a tutti… Lucius faceva parte di Erebo.”
- “N-no non è possibile! Come fa uno come Lucius a far parte di un regime come il vostro!”
Mi guardò con occhi vuoti di emozioni e mi colpì con parole ancora più aride di sentimenti:
- “Non parlare di cose che non sai… o diventerai ai miei occhi ancora più ignorante di quello che sei .”
Restammo a fissarci per vari minuti ma poi Gyn ricominciò a parlare:
- “Lucius visse con me la sua vita intera… sin da quando era ancora un neonato; però, un giorno, l’avete portato via e imprigionato a Galatea. Non so a che razza di lavaggio del cervello è stato sottoposto… sta di fatto che quando l’ho visto di nuovo indossava il vostro cappotto e portava la vostra bandiera.”
Avvicinai la sedia al letto
- “Raccontami… tanto da qui non uscirai… e lo sai bene anche tu.”
- “Sono cresciuto con Lucius in un campo d’addestramento… lì o sei spietato e sopravvivi… o sei ucciso. Io e lui eccellevamo come studenti del campo… soprattutto lui, era un vero e proprio trucidatore di anime. Gli anni passavano e la nostra influenza in quella società barbarica cresceva sempre di più. Un giorno io e lui eravamo stati mandati in una missione per contrastarvi… ma i soldati di Galatea erano troppi… hanno preso lui e mi hanno lasciato a morire nel campo. Ho omesso i dettagli, tanto sarebbero inutili.”
Improvvisamente sentii qualcuno che camminava per i silenziosi corridoi dell’ospedale. Non ero sicura ma probabilmente stava venendo qua.
Mi affacciai alla finestrella: era Jack. Non avevo tempo per uscire; sgattaiolai e mi nascosi sotto il letto.
Quando Jack entrò Gyn non disse neanche una parola; rimase lì, a guardarlo. Improvvisamente Jack parlò:
- “Gyn… non so cosa sia tutto questo… ma sto seriamente dubitando che tu non ti sia fatto catturare per una ragione ben precisa…”
Dalla folta chioma nera come la pece comparve un sorriso malefico, disgustoso, quasi sadico:
- “Oh Jack… non ci vediamo da così tanto tempo e neanche saluti… comunque sì… avevo intenzione di entrare qui… ma non pensavo in questo modo. Sai… stanno per succedere molte cose… un’altra guerra potrebbe presto iniziare, e ci finiranno in mezzo tutti, nessuno escluso…”
Quelle ultime parole erano rivolte a me, lo percepivo. Jack rimase immobile per un po’; improvvisamente una strana luce gli illuminò gli occhi. Si voltò, aprì la porta, e se ne andò quasi correndo. Decisi di uscire dal mio nascondiglio e prima di andarmene diedi un ultimo sguardo a Gyn. I suoi occhi esprimevano una sola cosa: uccidi.
Passarono alcuni giorni e l’ostaggio era ancora rinchiuso in quella piccola stanza. Non si muoveva, non cercava di fuggire, era fermo lì, a fissare il muro disteso nel letto.
Nell’ultima settimana ho visto Jack particolarmente turbato e agitato, ci scambiavamo spesso delle occhiate in cui lui quasi riusciva a urlarmi contro parole d’avvertimento e dispiacere, ma dalla sua bocca non usciva nulla. Una mattina si avvicinò a me e chiese:
- “May… se potessi stare al sicuro con la tua famiglia… torneresti a casa? Assieme a tutti i tuoi amici?”
Le sue parole mi colpirono e, sinceramente, mi mancava un po’ la mia famiglia.
- “Forse Jack… se un giorno ne avrò la possibilità, tornerò a casa.”
Sì… dopotutto quello che facevo era pericoloso, poteva anche rivelarsi fatale per me. Se fossi tornata a casa avrei potuto rivedere la mia famiglia, riabbracciare i miei cari, e vivere una vita decente. Se mi aveva fatto quella domanda c’era una ragione, no?
Le ore mi passavano davanti come un vento impetuoso, e le giornate si facevano sempre più dure. Non avevo ancora accennato neanche una parola a Lucius sulla conversazione tra me e Gyn. Però sapevo che quel giorno, era quello giusto per tirare fuori l’argomento. Lui era seduto sulla scogliera, vicino al pesco sempre in fiore e, come faceva tutte le sere, osservava il tramonto e il sole che prendeva possesso del mare.
Mi avvicinai e mi sedetti affianco a lui; i suoi capelli bluastri volavano nella brezza e una singola domanda li accompagnava:
- “Lucius… posso chiederti una cosa?”
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