di Isabella Cossutti
  • “È da millenni che un umano non raggiunge questa pozza… come creature venite ritenute impure e indegne; incapaci di percepire qualcosa di così etereo..”

Sargon si sedette a terra e mi fece cenno di andare vicino a lui. Una volta seduta al suo fianco mi prese la mano.

  • “Questo è il passo più importante per un utopista: è arrivato il momento di risvegliare la tua  energia interiore e farla sprigionare in tutta la sua potenza; però, per fare questo, devi rilassarti e liberare la mente; lascia tutto il resto alla tua coscienza…”

Le sue parole erano quasi come ordini nella mia mente, inevitabili. Sospinta dalle sue braccia venni immersa nella pozza; caddi, caddi e mi persi nel vuoto più totale. Non riuscivo a capire quanto tempo fosse passato, minuti, giorni forse anni, la mia mente si stava perdendo nel tempo e quando proprio credevo che sarei rimasta bloccata lì per sempre, una luce bianca come quella del sole mi travolse e un mare di petali e farfalle mi riportarono in superficie.

Sargon mi aiutò a uscire dalla pozza e mi prese le mani; qualcosa di liscio mi scivolò tra le dita: era una pietra bianca, con dei bellissimi riflessi bluastri.

  • “Quella è la tua Amaltea, sarà il mezzo per collegarti direttamente con la tua entità…”

Sargon si fermò di colpo e osservò di nuovo il cristallo. Aveva un’aria persa che, improvvisamente, cambiò in un’espressione di sorpresa, quasi incredula

  • “E se fosse… no, non può essere… e chi se lo sarebbe mai aspettato”

Lo guardai confusa e lui sorrise:

  • “La tua Amaltea ti collega con un’ entità bianca… è estremamente rara; nella mia vita ho conosciuto una persona sola con questo dono. Colei era la dama che ha creato questo posto e l’organizzazione degli utopisti, la prima creatura vivente ad essere collegata con tutto l’universo, anche negli spazi più remoti e sperduti”
  • “E questo cosa significa…?”
  • “Devi sapere che esistono vari tipi di entità, il loro colore varia a seconda della loro potenza, della loro energia e quindi dal numero di collegamenti. I più comuni sono, in ordine di rarità: il verde, il giallo, il blu, il viola e, infine il rosso. Tutti questi possono essere uniti fra di loro per creare combinazioni rare e spettacolari. Però, quello per eccellenza, è il bianco. Non mi sarei mai aspettato che, dopo tutti questi anni, sarebbe stato proprio un umano a rinascere con questo potere”

Sargon diventò molto serio :

  • “Io ti aiuterò solo con le prime basi, sarà compito tuo, però, diventare più forte padroneggiando questo potere, allenandoti duramente nelle nostre arti e forse, un giorno, diventerai persino un nostro generale”

Con queste ambizioni cominciò il mio allenamento; fu molto difficile e faticoso sia mentalmente che fisicamente. Il mio corpo ne subiva le conseguenze ogni giorno, ogni mese che passava. Le mie speranze di riuscire a padroneggiare questa forza si stavano dissolvendo. Non avrei mai immaginato il premio che mi aspettava alla fine di questo percorso, un qualcosa celato nei più intimi e profondi desideri della razza umana: volare. Librarsi nell’aria, solcare i cieli, lasciarsi tutto alle spalle e guardare il mondo dall’alto; sentirsi liberi da tutte la catene che mi tenevano legata alla più comune razionalità delle cose. Questo, per me, era volare.

Erano passati vari mesi e, finalmente, ero pronta per la mia prima missione. Mi alzai presto e, accompagnata da Sargon, mi diressi verso l’edificio centrale; qui venivano aperti i portali per raggiungere le varie dimensioni e i pianeti più remoti.Era un luogo completamente nuovo ma, inaspettatamente, in lontananza, i miei occhi notarono qualcosa di non proprio così ignoto: Lucius.

Il suo sguardo incontrò il mio:

  • “Cosa ci fa lei qui!?”

Proprio mentre gli stavo per rispondere Sargon intervenne:

  • “Lei, come tutti, è una novellina adesso; sai per certo che una parte dei nuovi viene assegnata a te ogni anno per la prima missione”
  • “Ma…”
  • “Non voglio sentire obiezioni, è un ordine del capo, non ci puoi fare nulla”

Salutai il mio maestro e lo ringraziai di tutto. Mi disse che probabilmente, quella, non sarebbe stata l’ultima volta che ci saremmo visti e che, ben presto, avrei avuto l’opportunità di stare a fianco a lui come una persona del suo stesso livello.

Passarono un paio di minuti, altri ragazzi si aggiunsero al nostro gruppo, in totale saremmo stati all’incirca sette.

Ci fecero indossare i cappotti neri e mettere le maschere. Le Amaltee andavano incastonate nella giacca per averle sempre vicine.

Una volta che fummo tutti pronti Lucius alzò la sua voce su tutte le nostre:

  • “Ascoltatemi bene matricole, non ho intenzione di ripeterlo, state vicino a me e non cacciatevi nei guai, non ho voglia di salvarvi la pelle, avete capito! E niente chiacchiere, mi irritano…”

Con questo fantastico discorso Lucius ci guidò verso il portale. Mi ricordai la prima volta che lo vidi, quel maestoso vortice luminoso. Senza indugi ci gettammo uno ad uno nell’ignoto, pronti a ricevere qualsiasi cosa sarebbe arrivata all’uscita di quel portale.