Episodio Uno

“Distruzione, Lotta, Morte… queste terre sono state sporcate da un sangue pieno di odio, dolore, nessuno può ricucire una cicatrice così profonda ed è per questo motivo che siete stati dimenticati.” Non riuscivo a pensare ad altro che a queste parole; ogni notte, mentre dormivo, quella voce mi rimbombava in testa facendomi sobbalzare fuori dalle coperte. Non ce la facevo più… e poi, che significato potevano mai avere? Non riuscivo a darmi una risposta e questo mi turbava ancora più di quanto già non lo fossi.

Ci eravamo trasferiti da poco; nuova città, nuovi amici, nuova scuola. Londra era bella ma preferivo la mia vecchia casa di campagna in mezzo alla natura. La parte più stressante del trasloco era stata quando abbiamo dovuto dire addio alla nostra piccola fattoria. Mia sorella Leila non faceva altro che piangere e lamentarsi rendendo le cose più difficili del previsto.

I miei compagni di classe erano simpatici ma ho fatto fatica comunque a integrarmi nel gruppo, a dirla tutta, non ci sono ancora riuscita! Passo la maggior parte del tempo con Elisabeth, lei sì che mi capisce veramente.

Quel giorno a scuola compito a sorpresa d’inglese, perfetto! Per fortuna avevo studiato bene i giorni precedenti e, quindi, finii gli esercizi abbastanza velocemente. Dovevo aspettare la ricreazione ma non avevo niente da fare; appoggiai la testa sul banco e persi lo sguardo nel paesaggio fuori dalla finestra: pioveva, una normale giornata d’autunno, il vento faceva volare le foglie da tutte le parti e, come se non bastasse, faceva un freddo da congelare il sangue. Eppure c’era qualcosa di diverso nell’aria, nell’ambiente, qualcosa… non andava.

“Driin” La campanella mi fece tornare cosciente; finalmente ricreazione! Uscii dalla classe e mi appoggiai sul muro del corridoio.

– May! Eccomi!- quella voce strillante poteva essere solo di una persona:

– Ciao Elisabeth- le sorrisi, era da un po’ che non si faceva vedere.

– Scusami, è che sono stata via per un po’-

– Non preoccuparti, tanto sei via abbastanza spesso-

– May, stai bene?- la guardai

– Sì, sì, non preoccuparti- era come avere una seconda mamma quando stavo con lei.

Appena finita scuola tornai a casa, mangiai e andai in camera mia.

Era una piccola stanza in soffitta ed era la più particolare della casa; adoravo quella piccola finestra rotonda che la mattina faceva entrare quei pochi raggi di luce che servivano per svegliarmi dolcemente.

Un altro giorno passò come un soffio di vento autunnale, che ti travolge con un cumulo di foglie e poi sparisce come se non fosse mai esistito e l’unico che lo sai sei tu, perché ti sei ritrovato in mezzo al vortice.

Era notte fonda, la luce della luna illuminava la brina sulle foglie facendola sembrare polvere di stelle caduta dai più remoti angoli dello spazio. Un lieve venticello gelido soffiava facendo frusciare le foglie.

Mi stavo addormentando davanti a tale bellezza che mi avrebbe cullato nel sonno più profondo.

Riaprii gli occhi, l’orologio ticchettava, erano le tre di notte. Un brivido mi percorse la schiena, perché faceva così freddo? Avevo chiuso la…finestra. Voltandomi mi resi conto che era aperta, cercai di alzarmi per andare a chiuderla. Proprio quando riuscii a sedermi un’ombra si mosse nel buio; mi gettai contro il muro, sembrava che il mio cuore volesse saltarmi fuori dal petto.

Dall’oscurità uscì un uomo coperto da un mantello nero; aveva la testa abbassata ma non gli avrei visto la faccia comunque per il cappuccio che gli copriva la faccia.

Rimase fermo lì e quando alzò lo sguardo vidi i suoi occhi che brillavano nel buio: erano di un blu intenso, più freddi del ghiaccio, più taglienti di un coltello. Mi fissavano, ma da quell’ignota figura non uscivano parole.

– Chi sei?- la mia voce tremava, come aveva fatto a entrare, tutte le porte erano chiuse e la finestrella di camera mia era chiusa dall’interno.

– Tu verrai con me – la sua voce era cupa, senza sentimenti, senza emozioni.

– Perché dovrei farlo?! – si avvicinò, mi prese per un braccio e mi mise in piedi.

– Niente obiezioni e non farmi domande, non ti risponderò, umana-.

– Ehi! Cosa pensi di fare?!- In un secondo mi aveva preso, tirata in spalla, e adesso si stava dirigendo verso la finestra. Si sporse dal bordo, sembrava che volesse saltare.

– No! Cosa fai! Sei impazzito, ci ucciderai entrambi!-, senza preavviso saltò. Mi sentivo precipitare, era finita; chiusi gli occhi, aspettavo l’impatto, ma non arrivava.

Li riaprii cercando di capire cosa stesse succedendo. Vidi le case in lontananza, si facevano sempre più piccole, sempre più lontane e le nuvole ci circondavano: stavamo volando.

Cercavo di convincermi che stavo sognando. Stavamo salendo sempre di più, adesso un nuvolone ci circondava, peggio della nebbia più fitta, non riuscivo a vedermi il naso. A un certo punto una luce cominciò a filtrare e a raggiungere i miei occhi. Una volta usciti, vidi il paesaggio che ogni essere umano avrebbe potuto desiderare di ammirare: la luna brillava in tutto il suo splendore, più grande di sempre, le stelle gli danzavano attorno, fiocchi di neve nel buio; una distesa di nuvole che si estendeva più in là di quanto lo sguardo possa arrivare.

L’uomo che mi aveva rapito era circondato da una strana aura bluastra, come se fosse quasi una nebulosa.

– Ci stiamo avvicinando, mi serve un portale- portale? di che cosa stava parlando?

Dall’oscurità del cielo apparve una piccola luce; improvvisamente cominciò a crescere trasformandosi in vero e proprio vortice luminoso, e noi ci stavamo andando contro. Fummo circondati da questa materia, da questa entità e, travolti da un vento gelido, provai una sensazione strana e poi nulla, tutto diventò buio, non ricordai più niente.

Pian, Piano ripresi conoscenza e cominciai a svegliarmi. Quando aprii gli occhi il sole brillava nel cielo, azzurro, come sempre e alcune nuvole vi serpeggiavano intorno. Quando guardai in basso, però, mi colpii lo sguardo un’enorme distesa d’acqua che si estendeva per centinaia, forse migliaia di chilometri. Era limpida, brillante, come se qualcuno avesse messo uno specchio per riflettere il cielo.

– Dove siamo?- nessuna risposta. I suo occhi erano rimasti immutati e io non riuscivo ancora a vedere il suo volto completamente: anche se adesso c’era luce una maschera metallica gli copriva tutta la parte inferiore del viso, dal naso in giù.

Era successo tutto così velocemente: mi avevano rapita, trasportata chissà dove, forse in un altro pianeta, in un’altra dimensione, chi poteva dirlo; dopo tutto quello che avevo visto, dopo tutto quello che era successo non potevo più escludere nulla.

Navigammo nei cieli per molto tempo ma, alla fine, avvistai qualcosa in lontananza. Sembrava un’isola; sì era un’isola e ci stavamo dirigendo proprio là. Riuscivo a cogliere sempre più dettagli, ormai eravamo prossimi ad arrivare.

Era un luogo spettacolare, il pavimento sembrava quasi fatto di cristallo bianco e gli edifici che si ergevano avevano le forme più improbabili. Erano tutti bianchi, racchiusi dentro finestre di diamante.

Più ci inoltravamo nell’isola, più persone apparivano; dopo un po’ sembrò di essere tornati a Londra! L’unica differenza era che qui nessuno camminava, tutti fluttuavano nell’aria. Spostando lo sguardo verso il basso mi resi conto che il pavimento neanche si riusciva più a scorgere, eppure eravamo ancora circondati da immensi palazzi. Nel tragitto tutti mi guardavano come se fossi un alieno, a dirla tutta era proprio quello che ero per loro.

Era pieno di esseri stravaganti che svolazzavano dappertutto: alcuni sembravano umani, mentre altri possedevano persino tentacoli! In che razza di posto ero finita…

Cominciammo a scendere di quota fino ad arrivare alla strada, se così si può chiamare.

L’uomo mi gettò letteralmente a terra.

– Tsk, riflessi, voi umani dovreste averceli

– Che maleducato!- pensai- e poi dicono che noi dobbiamo evolverci, prima imparate un po’ di buona educazione anche voi!

– Vedi di seguirmi e non rimanere indietro- con questo cominciò a incamminarsi.

– Aspetta!- mi rialzai e lo seguii più veloce che potevo. Dopo tutto non era vero che qui non si camminava, c’era un bel po’ di gente che non volava e usava le strade per spostarsi, che strano.

– Vedi di andare più piano, io mi perdo qui…- Si girò guardandomi in modo scontroso e proprio quando stava per rispondermi si udì qualcuno che urlava in lontananza

– Ehi! Lucius- L’uomo sobbalzò a quella voce,

– Ti ho detto di non chiamarmi cosi, Jack

Lucius, quindi era quello il suo nome. La figura che lo aveva chiamato si avvicinò correndo: aveva un volto umano, i capelli e gli occhi marroni, che davano una sensazione di tranquillità e gentilezza, l’esatto contrario di quelli del mio rapitore.

– Andiamo, è da tanto che non ti vedo… e tu chi sei, una nuova arrivata… ma, aspetta, sei un’umana! Un’umana qui, com’è possibile, Lucius che succede?

Era molto sorpreso, neanche non avesse mai visto un uomo in vita sua.

– Hanno deciso che farà parte degli Utopisti anche lei.

Ma di cosa stavano parlando? Far parte di qualcosa di cui non conoscevo neanche l’esistenza…

– Questo cambia tutto, allora benvenuta…?

– May, mi chiamo May

– Benvenuta May! Spero di avere l’opportunità di conoscerti meglio in futuro!

Tutto era così confuso, cosa mi sarebbe successo adesso? Solo il tempo poteva dirlo.