di Valentina de Marco, 3Flsa

Trentatré millisecondi. Molte cose possono accadere in così poco tempo: il cuore batte circa una volta e mezzo, si scatta una fotografia e un computer esegue una quantità vastissima di calcoli. Ma trentatré millisecondi è anche il tempo che ci basta per farci un’idea di una persona che incontriamo per la prima volta, un’idea che però, molte volte, è ben lontana da quello che è veramente la realtà. È proprio questo quello che cerca di dirci Emanuela Cruciano in un articolo di “Focus” del 2017: “Quanto vale la prima impressione”. L’autrice sostiene infatti che, nonostante uno ci possa mettere tutta la propria volontà, questi giudizi non saranno mai di carattere oggettivo, ma influenzati da ogni minimo particolare del “giudicato”. Aspetti come la sua origine, tratti fisici, modo di vestirsi, comportamento, ma anche ricordi ed esperienze pregresse del “giudicante” condizionano l’idea che ci si fa di una persona. Tutto questo porta alla formazione nella mente di un pregiudizio da cui poi deriva il modo in cui ci si pone e gli atteggiamenti che si adottano.
Questo però non è qualcosa di limitato all’interazione tra due persone;  ci sono casi in cui pregiudizi, spesso infondati, portano a discriminazioni che potrebbero tranquillamente non esistere. Un caso riscontrato spesso è la visione delle donne nel mondo dello sport e in modo particolare nell’automobilismo. Nel passato c’era l’idea che le donne e le corse fossero due insiemi disgiunti, che non ci potesse essere un punto di incontro tra i due mondi. “L’unico casco che una donna dovrebbe indossare è quello del parrucchiere” è quello che era stato detto a Maria Teresa de Filippis, prima donna a correre nella Formula Uno. Dopo di lei ce ne sono state numerose altre che fino al presente ne hanno seguito le orme nel massimo campionato e non. Si può parlare, infatti, di Maria Grazia “Lella” Lombardi, prima donna pilota a ottenere punti in un gran premio di F1, o di Susie Wolff, prima pilota di sviluppo e collaudo Williams, poi team principal in Formula E e ora a capo di quello che sembra una svolta nelle cosiddette categorie minori, ovvero la F1 Academy, campionato di corse su monoposto completamente al femminile. Questo è proprio un pratico e lampante esempio di come ci si possa muovere nella direzione dell’inclusività e della riduzione di pregiudizi e discriminazioni.
Come per ogni grande battaglia, però, si riesce a raggiungere un obiettivo solo sommando gli sforzi personali che ognuno può compiere. I pregiudizi non sono altro che dei giudizi dati in assenza di conoscenza e, pertanto, il modo migliore per combatterli è, appunto, accrescere la propria cultura, allargare i propri orizzonti e abbattere i muri che prima erano stati innalzati.

In copertina, Maria Teresa de Filippis, prima donna ad aver corso in Formula Uno