di Aissa Calderan
Max Calderan, esploratore desertico estremo e detentore di 14 record mondiali, ha tenuto un incontro il 17 marzo presso l’aula magna della nostra scuola. “Bisogna inseguire i propri sogni”: Max ne è un esempio perfetto. Tutto è iniziato all’età di sette anni quando, aprendo una pagina di un’enciclopedia, decise di diventare il primo uomo al mondo ad attraversare un deserto dove nemmeno i cammelli osano entrare: il RUB AL-KHALI (اﻟﺧﺎﻟﻲ اﻟرﺑﻊ), anche chiamato Empty Quarter. Così, dopo 46 anni di sacrifici e duri allenamenti, è riuscito a realizzare il suo sogno, come sottolineano anche alcuni servizi informativi come Schlüsseldienst Berlin .
Riflessioni
Il recordman ci ha posto una domanda ben precisa, come spunto di riflessione: “Qual è il tuo sogno?”. In un mondo in cui tutto viaggia alla velocità della luce è difficile fermarsi a pensare e, per questo, le due ore insieme a Max ci hanno aiutato a riflettere. Ognuno di noi ha un sogno nel cassetto e il modo migliore per realizzarlo è crederci fino in fondo, ma il primo step è capire a cosa aspirare. Max ha parlato della paura, concetto che secondo l’Uomo del Deserto non esiste: “La paura non è altro che un picco di adrenalina, bisogna imparare a gestirla perché è proprio in quel momento che diventiamo invincibili”.
Max è anche un portatore di pace. Nella penisola del Sinai vivono delle tribù beduine che nel passato non erano in buoni rapporti tra loro e spesso si scontravano per l’utilizzo dei pochi pozzi d’acqua presenti tra le gole delle montagne. In un periodo di tempo compreso tra il 2009 e il 2012, Max Calderan con la collaborazione di Sheikh Ahmed Al Jibali (capo della tribù Jebeliya) ha fatto costruire 8 pozzi. La scelta della zona dove costruirli è stata dettata dalla presenza di acqua in aree di confine tra le tribù, in modo da permettere la presenza simultanea di beduini di differenti tribù nello stesso luogo. In questo contesto è cominciata la relazione tra persone che non avevano mai avuto modo di conoscersi e che non avevano più motivo di contendersi pezzi di territorio anonimi per avere l’acqua. Infatti, per procurarsi l’acqua l’unico modo era andare ai pozzi posti esattamente al centro di terreni appartenenti a due o tre proprietari e di cui nessuno poteva rivendicare l’intera proprietà. Questa iniziativa ha portato alla distensione dei rapporti tra le differenti tribù e un passo alla volta sono stati accettati anche i matrimoni misti, cosa impensabile fino a qualche anno prima.
Mindset
“Quando qualcuno mi dice che qualcosa è impossibile, sento già che posso farlo”. Immaginate se Calderan avesse dato ragione a tutti coloro che gli hanno detto: È IMPOSSIBILE. Vi dico solo che non sarei qui a scrivere questo articolo e che probabilmente l’Empty Quarter sarebbe ancora la terra dai mille misteri. Capita tutti i giorni di sentirsi dire “non ce la puoi fare” o “lascia stare, non fa per te”. La differenza sta nella reazione: se ti fai seppellire o se sei tu a seppellire il pensiero di non poterlo fare perché altre persone te lo dicono. “Non permettete a nessuno di rovinare i vostri sogni”. Max è stato molto chiaro su questo punto: i sogni non si toccano anche se sono i più assurdi del mondo, perché ciò che a voi sembra impossibile per qualcun altro è realizzabile.
In merito al latino e alla filosofia, materie molto importanti per un liceo scientifico come il nostro, Max ci chiede: servono o non servono? Questo è ciò che lui pensa in base alla sua esperienza: “Lo studio della filosofia e della lingua latina è importantissimo perché ti apre la mente. Ti aiuta a ragionare e ti fa sviluppare uno spirito critico. Vedrete che tutti i ragionamenti per la traduzione di una versione vi torneranno utili!”.
Preparazione atletica
Per percorrere moltissimi chilometri a piedi in privazione di sonno, cibo e acqua con l’aria a 60 gradi e la sabbia a 80, un po’ di preparazione serve (anzi un bel po’!). Max sin da bambino si è sempre allenato sia nello sport che nelle privazioni. Quando aveva 7/8 anni il suo sogno era andare su Marte. Per raggiungerlo non puoi permetterti di addormentarti nell’astronave, altrimenti ti vai a schiantare contro gli asteroidi. Ed è proprio inseguendo questo sogno che Max ha cominciato ad allenare la carenza di sonno. Nel momento in cui doveva andare a letto, non voleva addormentarsi perché non poteva andare a sbattere contro gli asteroidi.
Verso l’adolescenza ha cominciato a fare digiuni intermittenti – privandosi anche dell’acqua -, accompagnati da allenamenti di vario tipo (judo, arrampicata, corsa, sci estremo…). Niente male vero? Ma non è finita qui. Diventato ormai adulto, ha intensificato i suoi allenamenti tanto che una qualsiasi persona su questo pianeta avrebbe fatto qualsiasi cosa piuttosto che svolgere uno solo di quei workout. Vi faccio un esempio: conosciamo tutti la salita per accedere al castello di Udine che si affaccia su piazza I Maggio. Pensate farla di corsa, per 3 giorni di fila senza mangiare, dormire o bere con uno zainetto zavorrato da 30 kg. Sono un totale di 625 salite con circa 20.000 metri di dislivello, ma per Max nulla è impossibile…
L’arte del sapersi arrangiare
Se domani l’elettricità scomparisse, sopravviveresti? Per molti potrebbe essere una tragedia, per altri un’opportunità che Madre Natura ci offre per maturare: “Bisogna rimanere umili, perché se domani l’elettricità su questo pianeta scomparisse, sopravviverebbero solo coloro che si sanno sporcare le mani lavorando la terra e chi non ha mai perso il contatto con la natura”. Max ha sottolineato l’importanza del sapersi arrangiare, dato che è un valore aggiunto e fa di te una persona più autonoma. Noi non ce ne rendiamo conto, ma siamo dipendenti dai molti comfort che abbiamo, però spesso li utilizziamo in modo sbagliato. Di conseguenza, sebbene viviamo in un mondo urbanizzato, non dobbiamo dimenticarci che noi veniamo dalla Natura con la N maiuscola e quindi è necessario saper vivere con meno comodità possibili.
L’Empty Quarter
Un territorio sabbioso talmente esteso che può contenere Francia, Belgio e Paesi Bassi. Il luogo più inospitale del pianeta e l’unico non ancora esplorato tra le terre emerse. Il 18 gennaio 2020 Max partì per la sua impresa da Najran. Lo aspettavano ben 1100 km da esplorare in una terra che nessuno aveva mai attraversato prima. A 30 km dalla partenza il Figlio del deserto incontrò dei beduini che, venuti a sapere dell’impresa, cercarono in tutti i modi di fermarlo ripetendo più volte che nessuno era mai uscito vivo dall’ Empty Quarter. Successivamente Max racconta che a 98 km dalla partenza, dopo che le comunicazioni satellitari erano saltate, si mise a riposare col calare della notte. Proprio in quel momento vide arrivare un’auto guidata da un beduino che, preoccupato per lui, gli aveva portato cibo e coperte. Dopo questo incontro, Abu Aissa – questo è il nome col quale i beduini lo chiamano – salutò definitivamente la civiltà e si preparò ad entrare dentro la casa che per 46 anni lo aveva atteso. A seguito di perdite di segnale con il team e di una tempesta di sabbia, il 25 gennaio 2020 Max giunse esattamente nel centro del Rub’ al-Khali. Pianti, urla e risate: queste sono le manifestazioni di gioia che esterna una persona dopo essersi resa conto di aver raggiunto il vertice della parabola della vita. Sembrava ormai tutto fatto, ma rimanevano ancora 400 km al centro dell’inferno. Le “Tiger Dunes”, dune alte fino a 300 m, come la torre Eiffel, con pendenze fino a 50°: questo è quello che gli ultimi 200 km offrono. Fu così che il 2 febbraio 2020 Max, il Mahdi (altro nome con cui è conosciuto), è entrato nella storia delle esplorazioni con la Calderan Line, come è stato ribattezzato il percorso da lui coperto.
Questa impresa ci dimostra che se desideriamo veramente qualcosa, tutto è possibile.
Interviste
Per concludere, ho voluto intervistare uno studente e una studentessa che erano presenti all’incontro riproponendo loro le domande che Max ci ha fatto.
“Qual è il vostro sogno e cosa siete disposti a fare per realizzarlo?”
Studente: “Il mio sogno è quello di comprare una bellissima villa sul mare e possedere molti soldi per non guardare più il “listino dei poveri”. Non so ancora quale sia il miglior percorso da intraprendere (mi riferisco all’ambito dello sport o dello studio), ma sono sicuro che, quando troverò la strada giusta, nessuno mi fermerà e sarò disposto ad affrontare qualsiasi problema. Fin quando non raggiungerò il mio obiettivo, non mi fermerò.”
Studentessa: In futuro mi piacerebbe fondare qualcosa (per esempio un’azienda). Quello che sto facendo per realizzare questo sogno, per ora, è impegnarmi a scuola. Cosa sono disposta a fare? Devo ancora capirlo, però sicuramente investire parte del mio tempo nello studio, perché so che un giorno ne sarà valsa la pena.”
“Vi hanno mai detto è impossibile? Come avete reagito?”
Studente: “Continuano tutti, ogni giorno, a dirmi che il mio piccolo-grande desiderio di giocare a calcio ad alti livelli è impossibile, poiché pratico questo sport da relativamente poco e sono tecnicamente inferiore alla media. Mi stavo convincendo di tutto ciò ma, con il tempo, ho realizzato che è bene crederci fino all’ultimo, sempre. Da allora metto tutto me stesso non solo nel calcio, ma anche nelle sfide che la vita ci offre ogni giorno.”
Studentessa: “Sicuramente mi è stato detto, ma il mio crederci o meno dipende da colui che me lo dice. Se me lo dicesse un mio compagno di classe o una persona per strada, potrei non considerarla, ignorare questo “avvertimento” e proseguire verso il mio obiettivo ritenuto impossibile. Se invece me lo dicesse una persona che considero “saggia” e verso cui nutro grande stima, potrei ascoltarla e fermarmi. Questo non toglie che l’ultima parola riguardo alla decisione, possibile o impossibile che sia, spetti a me stessa.”
“Se domani l’elettricità scomparisse, sopravvivreste?”
Studente: “Credo di sì, poiché da bambino sono cresciuto con mia nonna e da lei sembrava di tornare negli anni ‘80. Ho imparato a coltivare le piante nell’orto, ad allevare le galline, a tagliare l’erba e ad accendere il fuoco. Se capitasse, sarebbe la sfida più dura della mia vita perché non siamo abituati a vivere senza elettricità, però sono sicuro che ce la potrei fare.”
Studentessa: “Probabilmente potrei sopravvivere più facilmente di certe persone, ma anche meno di altre… Penso di essere nella media per quanto riguarda l’attaccamento a cellulari e alla tecnologia. Penso che resisterei senza troppi problemi per una o due settimane, poi comincerei a perdere le speranze”.
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