di Stella Simonin
Quest’anno la nostra classe ha avuto l’opportunità di partecipare al progetto “Sulle Orme della Legalità”, una visita di istruzione che il nostro istituto da 10 anni propone agli studenti. Sono state cinque giornate intense in cui abbiamo potuto visitare alcuni dei luoghi simbolo della Sicilia e della lotta contro la mafia.
Dopo essere atterrati a Palermo all’aeroporto Punta Raisi, che nel 1994 è stato intitolato ai due coraggiosi magistrati Falcone e Borsellino, ci siamo trasferiti a Capaci sul luogo dell’attentato al Giudice Giovanni Falcone. Lì ci aspettava un’interessante attività al MuST23 (Museo Stazione 23 maggio), uno spazio di fruizione culturale permanente allestito vicino alla stazione dei treni, utilizzando dei container per ospitare le varie stanze del museo. Tra queste, una in particolare ci è rimasta impressa: era munita di visori per la realtà aumentata, che ci hanno permesso di rivedere in prima persona il luogo dell’attentato, con tanto di filmati esplicativi.
Il giorno seguente ci siamo trasferiti nel borgo medievale di Caccamo dove abbiamo potuto ammirare il maestoso Duomo di Monreale, famoso per i ricchi mosaici bizantini e il chiostro dell’antico monastero benedettino che lo affianca. Fu costruito nel 1172 per volere di Guglielmo II d’Altavilla, re di Sicilia, e nel 2015 è stato riconosciuto come patrimonio dell’umanità (UNESCO). Appena entrati siamo rimasti subito colpiti dal mosaico del Cristo Pantocratore inserito sul catino absidale, che spicca nei suoi 13 metri di larghezza, dove il Signore è raffigurato con la mano destra in atto di benedizione su uno sfondo dorato altrettanto notevole, che ricopre anche il resto della cattedrale. Infatti su tale sfondo, la maggior parte delle pareti sono rivestite da mosaici di scuola bizantina del XII e XIII secolo.
Per il pranzo ci siamo spostati alla Pasticceria Scimeca, dove abbiamo potuto assaggiare le specialità della Sicilia, tra cui arancine e cannoli. Qui abbiamo potuto ascoltare la testimonianza dei proprietari del locale, che nel 2005 hanno avuto il coraggio di denunciare il loro estorsore.
Dopo cena, anche il proprietario dell’hotel che ci ospitava ci ha raccontato la storia della sua famiglia e di come sono riusciti a ripartire dopo un attentato e diverse minacce. Ad oggi sono tutelati dalle forze dell’ordine e da diverse associazioni come “Addio Pizzo”, che lottano contro l’estorsione e la corruzione.
«L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire» sono le parole che abbiamo letto sull’architrave del sontuoso Teatro Massimo di Palermo, il teatro più grande d’Italia e terzo in Europa. Questa frase vuole sottolineare la grande importanza dell’Arte e della Cultura nell’impegno e nella crescita formativa di una società civile. Abbiamo potuto fare un tour degli interni e in particolare abbiamo visto tre sale: la Sala Grande, dove hanno luogo gli spettacoli e può ospitare fino a 1247 spettatori, il Palco Reale, dotato di un foyer privato detto Salone del Sovrano, e la Sala Pompeiana, nota anche come Sala dell’Eco per la sua acustica particolare (parlandoci all’interno il riverbero aumenta avvicinandosi verso il centro).
Continuando la passeggiata per Palermo, con gli zaini pieni di souvenir, siamo arrivati davanti al Palazzo Gulì, oggi sede di No Mafia Memorial. Si tratta di uno spazio polivalente che propone mostre e laboratori per far rivivere la storia del movimento antimafia, connettendola a quella della Sicilia e dell’Italia. Abbiamo concluso il pomeriggio con una merenda al Fresco Giardino e Bistrot dove ci hanno presentato il progetto Cotti in Fragranza, nato in un carcere minorile per insegnare ai ragazzi a cucinare biscotti e altri dolci.
L’ultimo giorno abbiamo visitato l’antica città di Segesta e il “Tempio Grande”. Siamo saliti su una collina, poco al di fuori delle mura della città, che sulla sua cima ospita un tempio esastilo che risale al V secolo a.C., sulle cui origini si dibatte ancora oggi. Lo stile richiama molto quello ellenico, ma probabilmente fu realizzato dal popolo degli Elimi, una popolazione stanziata in Sicilia molto prima dell’arrivo dei greci.
L’ultima tappa della nostra gita è stata a Cinisi, dove abbiamo visitato la casa di Peppino Impastato, fondatore di Radio Aut negli anni ‘70, attraverso la quale denunciava anche con toni ironici le attività della mafia locale, il quale fu ucciso il 9 maggio 1978. Insieme ai volontari di Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato abbiamo percorso i “100 passi” che separavano la casa di Peppino con quella del boss Badalamenti.
Oltre ad aver scoperto il patrimonio culturale di una regione attraversata nel corso dei secoli da diversi popoli che hanno lasciato le loro influenze artistiche e culturali, siamo rientrati a Udine anche con una maggiore consapevolezza di quanto sia importante difendere la nostra libertà. Abbiamo conosciuto l’umanità e il calore delle famiglie siciliane che ci hanno ospitato nelle varie attività.
Scrivi un commento