di Fortunato Roverano Lavinia 

Félix Gonzales-Torres (1957-1996), artista cubano migrato negli Stati Uniti per potere dare una maggior visibilità e più opportunità alla sua arte, era un omossessuale malato di AIDS in un momento storico in cui la malattia veniva ancora molto sottovalutata.
Per chi non lo sapesse, l’acronimo AIDS (Acquired Immune Deficiency Sindrome) indica uno stadio clinico avanzato dell’infezione da Hiv.
Il tema maggiormente trattato dall’artista nelle opere è la sua storia d’amore con il compagno Ross (anch’egli malato di AIDS).
L’opera in grado di colpire di più la sensibilità umana è Untitled (Ritratto di Ross a LA). Questa nella mente dell’artista è come un ritratto, anche se non sembra tale poiché si tratta di un mucchio di caramelle colorate.  Durante le visite al Luhring Augustine Hetzler Gallery di Los Angeles, i visitatori possono prendere una caramella, mangiarla o portarla via con sé, ma a fine giornata il mucchio deve essere ricreato con lo stesso peso per essere pronto l’indomani a farsi di nuovo mangiare a poco a poco. In questo modo, caramella dopo caramella, il pubblico porta via un pezzetto di Ross, come ha fatto la malattia sul suo letto di morte.
Senza l’intervento del pubblico quest’opera non avrebbe niente di speciale. Se le persone non potessero partecipare, l’opera non sarebbe viva, ma sarebbe solo un monumento alla memoria di un uomo morto di AIDS, invece è proprio grazie alla partecipazione di tutti che un semplice mucchio di caramelle si anima e prende vita.
Negli anni successivi anche altri artisti hanno riproposto cumuli di caramelle in altri musei ma non si è trattato di copie o di tentativi di creare dei falsi. «Tutti questi lavori sono indistruttibili – ha chiarito l’artista – perché possono essere duplicati all’infinito. Esisteranno sempre perché in realtà non esistono o perché non devono esistere per sempre. Sono creati per le mostre, o a volte sono creati in luoghi diversi contemporaneamente. Non esiste un originale, ma solo un certificato di originalità».

Nel 1990, ad un anno dalla morte di Ross, la consapevolezza dell’imminente perdita del compagno e il timore per un futuro in solitudine vengono raccontati da Torres in “Untitled (Perfect lovers)”.
L’artista era spaventato dal tempo, dal suo scorrere inarrestabile che mano a mano gli aveva portato via il suo amato, e definì la realizzazione di quest’opera “la cosa più spaventosa che abbia mai fatto.”
Due orologi da parete identici sono posti uno a fianco all’altro: inizialmente il tempo segnato dalle lancette di entrambi è identico, ma ad un certo punto uno dei due inizia a sfasarsi fino a smettere di funzionare, per  simboleggiare la fine della vita di Ross.
Torres, con queste opere, ci ha inevitabilmente incluso nella propria vita. Una vita segnata da una grave perdita causata da una malattia, che riecheggia in ogni opera. L’artista voleva creare qualcosa che potesse scomparire così com’era scomparso il suo compagno, per non continuare a soffrire. Eppure l’effetto finale è stato un altro. L’uso di oggetti così quotidiani, così semplici e vitali, ci conducono direttamente nel suo privato, portandoci in contatto diretto con lui. Le sue opere continuano ad emozionare, a rendere ognuno partecipe e, soprattutto, continuano a vivere.