di Alice Pelliciotti

Perché è così importante non lasciare cadere nell’oblio, cosa è successo agli ebrei nei campi di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale? Perché ricordare tutte le persone morte a causa dell’odio razziale?

Ogni anno in occasione della giornata della memoria il 27 gennaio, il Liceo Copernico organizza una visita a Trieste presso la sinagoga, il museo ebraico e la risiera di San Sabba coinvolgendo classi di terza e quarta.

La prima tappa è la Sinagoga, la più grande di tutta Trieste che venne progettata dagli architetti Ruggero e Arduino Berlam, e inaugurata nel 1912 rappresentando in modo tangibile l’influenza raggiunta dalla comunità ebraica nella vita economica e culturale della città. Il Tempio è contraddistinto da richiami orientaleggianti che tornano nelle bifore, nelle colonne, negli intagli e nei caratteristici rosoni che disegnano la stella di Davide. All’interno del complesso si trovano un oratorio, le cui pareti sono decorate con disegni di alberi da frutto, oggi usato durante la settimana, durante i digiuni e nelle mezze feste, e la grande Sinagoga utilizzata nelle festività maggiori. Stili diversi s’intrecciano in una struttura originale e di grande suggestione, dagli interni luminosi ed eleganti, che culmina nei quattro possenti pilastri di marmo che sorreggono un importante cupola centrale. Nell’oratorio come nella grande sinagoga, oggi in ristrutturazione, si possono distinguere i simboli della religione ebraica, come il divisorio che separa i banchi delle donne da quelli degli uomini e   l’Aron o armadio santo situato in direzione est verso Gerusalemme, dove sono custoditi i libri della Torah rilegati e impreziositi.

Dopo essersi immersi nella cultura e nelle tradizioni ebraiche sia con le curiosità spiegate dalla guida sia con un giro per Trieste soffermandosi su alcuni luoghi che hanno segnato la presenza degli ebrei come società emergente nel 1900 come il ghetto, ci si ritrova nel museo ebraico che conserva un patrimonio vastissimo tra cui  alcuni documenti storici di grande importanza, come un libro dei pegni di metà Seicento e le Patenti sovrane concesse nel 1771 dall’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo. Vi è poi la documentazione riguardante la storia e la memoria degli ebrei triestini deportati nei campi di sterminio durante la Shoah e la raccolta degli oggetti personali razziati dai nazisti e restituiti molto dopo alla Comunità ebraica di Trieste, che decise di esporne una parte nel proprio museo e di donarne una piccola, ma significativa selezione, al civico museo della Risiera di San Sabba e al museo Yad Vashem di Gerusalemme.

È proprio nel museo della Risiera di San Sabba che possiamo ritrovare altri oggetti appartenuti agli ebrei deportati, donati dalla Comunità ebraica di Trieste nel 2000 dopo il ritrovamento in un sotterraneo del Ministero del Tesoro delle bisacce di iuta che li contenevano.

Unico campo di sterminio realizzato dai nazisti in Italia, la Risiera di San Sabba per gli ebrei triestini e italiani la Risiera è stata quasi sempre una sistemazione temporanea, in attesa della deportazione finale ad Auschwitz o in altri lager. La Risiera, grande complesso di edifici adibito alla pilatura del riso e poi a caserma, è dapprima utilizzata dall’occupante nazista come campo di prigionia provvisorio per i militari italiani catturati e quindi strutturato come Polizeihaftlager (Campo di detenzione di polizia), destinato sia allo smistamento dei deportati in Germania e in Polonia e al deposito dei beni razziati, sia alla detenzione ed eliminazione di ostaggi, partigiani, detenuti politici ed ebrei. Le uccisioni, per fucilazione, gassazione all’interno di un grosso automezzo di trasporto pesante, colpo di mazza ferrata alla nuca dei prigionieri, avvenivano di sera. Le operazioni di cremazione nel forno crematorio situato nel cortile interno si concludevano al mattino presto col trasbordo della cenere, raccolta in grossi sacchi, su un automezzo col quale veniva portata fino ad un punto isolato del porto di Trieste, caricata su motobarcone e quindi gettata al largo del golfo. Nel 1945 i nazisti in fuga fanno saltare con la dinamite il forno crematorio, così da cancellare le prove dei loro crimini. A contrassegnare quest’area nel cortile centrale è ora un basamento metallico e a commemorare quanti qui hanno trovato la morte, sull’impronta della ciminiera sorge una simbolica Pietà costituita da tre profilati metallici a segno della spirale di fumo che usciva dal camino. Oggi nel complesso della Risiera di San Sabba, cui si accede da un lungo e angoscioso corridoio di cemento, si possono visitare le strutture destinate ai prigionieri, le terribili celle d’isolamento, dove le pareti recano i messaggi e i graffiti dei detenuti, le celle di tortura e la cosiddetta cella della morte.

Erano però le vere testimonianze e i video dei processi l’elemento più significativo ed esclusivo della Risiera. Proprio le parole dette dai sopravvissuti o le immagini di alcuni prigionieri tanto quanto le affermazioni e le negazioni aspre di chi si difendeva dalle accuse sostenendo di aver compiuto un atto giusto nello sterminare tutte quelle persone, è ciò che resta maggiormente impresso nella mente e nell’anima, che ti fa capire le atrocità che sono accadute e mai dovranno accadere di nuovo, ma soprattutto la malvagità e l’indifferenza dell’essere umano davanti ad un altro essere umano, suo pari. Per questo è importante la memoria, a ricordare un momento sconvolgente della storia umana, la privazione della dignità e della vita a delle persone innocenti per un odio ingiustificato, che spesso si tende a semplificare in una semplice commemorazione.