di Fortunato Roverano Lavinia
“Stai zitta e muta” comandavano i genitori alle bambine, ancora qualche decennio di anni fa. Ma ti è mai venuto in mente che l’espressione risale all’antica Roma, quando la più grande virtù del genere femminile consisteva nell’essere silente?
Questo valore si può trovare in Tacita Muta. Il nome è già di per sé molto esplicativo: non solo tacita, ma pure muta insomma. Si tratta di una dea associata al silenzio che veniva spesso raffigurata con un dito sulla bocca, simboleggiante il segreto.
Si dice che prima che le venisse attribuito questo nome, la dea fosse stata una naiade (ninfa delle acque dolci) di nome Lara, o Lala (anche questo nome è esegetico, poiché deriva dal greco laléo che significa chiacchierare).
Un giorno, infatti, rivelò alla sorella Giuturna che Giove si era invaghito di lei, mandando all’aria i tentativi di seduzione del dio. Giove, per punirla, le strappò la lingua e le tolse per sempre quella parola che aveva usato a sproposito.
Antitetico a Tacita Muta, esisteva il dio Aius Loquator (dal latino aio: dico e loquor:parlo). Aius è un dio. Tacita è una dea. Rispecchiano il perfetto funzionamento della società dell’epoca: gli uomini parlano, le donne no. Ne tratta anche Sofocle scrivendo «alle donne il silenzio reca grazia»; lo dice anche Paolo di Tarso, quattro secoli dopo: «Le donne tacciano nelle assemblee, perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la Legge».
Un altro volto del silenzio si trova in un affresco a Pompei in cui è rappresentata una giovane donna con gli occhi grandi e scuri, che nella mano sinistra regge tre tavolette e nella destra lo stilus, appoggiato sulle labbra chiuse nel segno del silenzio.Dagli archeologi viene considerata come “pseudo Saffo”.
Saffo era la poetessa più celebre dell’antichità greca. Era così tanto brava che in una lettera ricorda al suo amante Faone di quando, leggendo i suoi versi, lui le giurava che a lei e solo a lei avrebbe permesso di parlare senza interruzioni. Ma lei era soltanto un’eccezione alla regola.
Si penserà “Eh, vabbè, sono passati più di duemila anni”. E dopo? E dopo hanno continuato a star zitte. Nel Medioevo, nel Rinascimento, fino all’altro ieri, fino a ieri. Non solo nelle assemblee o nei luoghi pubblici, ma anche nel privato.
I puritani, ad esempio, oltre a chiamare le loro figlie Chastity, Prudence, Faith o Constance, usavano anche il nome Silence, dato che il silenzio era considerato una virtù irrinunciabile per una femmina, come d’altronde la castità o la costanza.
E se una donna non accettava di stare zitta? Nel Cinquecento fu inventata la “Briglia della Comare”: si trattava di una maschera di ferro, che si chiudeva intorno alla testa ed era formata da una piastra che premeva sulla lingua. Lo scopo era impedire alla pettegola di parlare . A volte sulla piastrina era posizionata una punta di ferro, che provocava gravi ferite ad ogni minimo movimento della lingua.Queste comari erano donne ribelli, o che parlavano a sproposito, o che magari si opponevano al pensiero del marito, o che reagivano a violenze domestiche. La pena veniva inflitta pubblicamente per un certo periodo di tempo e la pettegola veniva fatta camminare in mezzo alla folla di gente così da umiliarla. Spesso erano i mariti o i padri stessi a chiedere l’intervento delle autorità per dare una lezione a quelle donne che non sapevano tenere la bocca chiusa.
In una pagina illustrata di una edizione del 1655 di Peter Stent si vede un esecutore giudiziario che sta conducendo per le strade di Newcastle una donna condannata alla pena della briglia della comare tenendola al guinzaglio come un animale, con la naturalezza di un evento di tutti i giorni.
La museruola cadde in disuso nel Settecento, ma non per questo la situazione migliorò: tacere continuava a essere considerato un dovere.
Solamente il 3 dicembre del 1981 entra in vigore la Carta internazionale dei diritti delle donne. Anche se la situazione è largamente migliorata, possiamo davvero dire che la donna viene ascoltata e considerata con la medesima importanza con la quale un uomo è certo e scontato sia valutato? Una donna può davvero dire tutto senza temere preconcetti o relativismi attinenti al suo genere?
… il “zitta e muta” non può più essere detto, ma…pensato?
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