di Anna Carraro

La gita di quinta in Grecia ormai fa parte della tradizione del nostro liceo: questo ci viene ripetuto da quando abbiamo assistito a scuole aperte in terza media e siamo stati affascinati fin dal primo giorno da ricordi ed esperienze raccontate dai professori e dagli amici. Diverse persone mi hanno confessato che sarebbe stato un viaggio che mi avrebbe cambiato la vita. Tante altre me l’hanno presentata come la gita più noiosa della storia. Ora come ora non riesco personalmente a capire se questa esperienza mi abbia cambiata drasticamente; penso che ci voglia più tempo per comprendere in cosa (e quanto) i miei modi di agire o pensare siano mutati, ma vi assicuro che una gita del genere lascia qualcosa di straordinario nell’animo, sia in senso negativo che positivo.

Partirei dalle cose belle. Andando in Grecia si capisce veramente cosa Socrate intendesse con il celeberrimo “conosci te stesso” (γνῶϑι σεαυτόν): il filosofo voleva invitare gli uomini a rendersi conto della limitatezza della conoscenza umana in confronto alla perfezione degli dei. Socrate al tempo cercò anche di insegnare la modestia ai suoi contemporanei e sorprendentemente ci riesce tutt’ora – anzi, i greci ci riescono tuttora – : una delle frasi che mi è passata per la mente più volte durante questa gita è stata “ma come diavolo sono riusciti a costruire qualcosa del genere?”. Il partenone di Atene, i monasteri delle Meteore, le statue delle creature mitologiche o il teatro di Epidauro mi hanno fatto sentire piccola quanto un petalo di un fiore in confronto alla quercia più antica del pianeta. Nonostante noi non riusciamo a comprendere totalmente ciò che gli antichi vedevano, sia perchè non crediamo ai loro miti o ai loro dèi, sia perchè naturalmente tutti i monumenti sono ormai rovinati e spesso quasi completamente distrutti, questi reperti emanano ancora la straordinarietà che è alle loro fondamenta. Costruzioni del genere sarebbe sorprendente anche ai giorni nostri, ma riflettere sulla datazione, sull’impegno e sullo studio retrostante, è al limite dell’immaginazione. Quale grande causa produrrebbe tale impegno e tale amore nel proprio lavoro ai giorni nostri? In cosa noi oggi cerchiamo la perfezione? 

Noi ormai abbiamo una percezione del mondo radicalmente diversa da quella degli antichi: basti vedere i luoghi dei loro templi, sempre sulla cima di qualche monte, nel tentativo di raggiungere il cielo. I greci contemplavano la natura e riuscivano a entrarci in armonia; al giorno d’oggi è già tanto se ci rendiamo conto che stiamo distruggendo il nostro pianeta. Anche la concezione della medicina è parecchio differente dalla nostra: i greci consideravano il benessere psicologico al pari di quello fisico. Ogni individuo reagisce psicologicamente in modo diverso a ogni danno da lui subito: per sostenere una determinata cura (o, in alcuni casi, la rassegnazione alla malattia) è necessario che il malato ne sia cosciente e riesca a prendere le decisioni migliori per lui. Non c’è una cura univoca per ogni essere umano e i greci questo l’avevano capito. Il rimedio lo avevano trovato nel teatro: nell’opera il poeta non dettava una lezione morale rigida da seguire, ma, piuttosto, esponeva un problema comune, presentando tutte le facce della questione. In questo modo stava a ogni spettatore decidere cosa secondo lui fosse giusto e cosa sbagliato. Ogni uomo si creava una propria morale.
Non a caso Socrate era stato nominato il più saggio degli uomini. “So di non sapere” e “conosci te stesso” sono insegnamenti che ogni essere umano moderno dovrebbe conoscere, per cercare di distruggere quella sorta di piedistallo immaginario a cui tutti ambiscono, senza neanche un reale motivo, e che provoca un’insoddisfazione ciclica per il resto della vita. Nessuno di noi merita a pieno un piedistallo, perché nessuno di noi è perfetto: ci sono degli istinti che ribollono nella parte più irrazionale di noi stessi che non possiamo controllare, ma l’importante è prenderne consapevolezza e saperle gestire. La guida che durante la gita ha accompagnato il mio gruppo disse “l’australopiteco che è dentro di te è uscito un attimo ed esserne consapevoli è una cosa fondamentale”.

Leggere gli antichi ci può insegnare più di quanto si possa immaginare: in fin dei conti anche loro erano esseri umani, nonostante nel corso dei secoli sono sempre stati presentati come un modello di perfezione e armonia. Le emozioni provate allora sono le stesse identiche nostre, i sentimenti dell’uomo non variano, e forse leggere gli antichi, oltre a rappresentare una lezione di vita che ormai viene tramandata da secoli e secoli, ci fa capire che la nostra epoca non è poi così tanto speciale in confronto alle altre.

La realtà che si scorge in Grecia, infatti,  non si basa unicamente sulla grande civiltà antica, ma anche sul degrado che questo Stato presenta nell’epoca moderna: nel 2009 in Grecia iniziò ufficialmente una pesante crisi economica che si manifesta tuttora enormemente nella città di Atene, ma anche nei piccoli paesi di tutto lo stato.
Durante la gita abbiamo soggiornato due giorni nella capitale e abbiamo potuto osservare il contrasto tra l’armonia dei siti archeologici e la parte più caotica della città urbana. Le cicatrici sono evidenti, a partire dai numerosi senzatetto e dagli edifici fatiscenti, ma banalmente anche nel gran numero di gatti e cani randagi girovaganti. Questo lo dico non tanto come critica ad uno Stato già in difficoltà, bensì per rimuovere quel velo di idealizzazione con cui noi occidentali vediamo la Grecia oggi.

Ho sentito l’opinione di diversi professori riguardo a questa gita: alcuni ritengono che per un liceo scientifico una gita in Grecia non sia coerente col percorso della scuola, altri pensano che incontrare le radici della civiltà occidentale sia il punto ideale per concludere il liceo. A mio parere, per riuscire a capire effettivamente ciò che si è studiato durante questi anni in storia dell’arte, filosofia e storia, e soprattutto riuscire a ricavare delle vere e proprie lezioni di vita, la Grecia sia un fine-capitolo straordinario. Effettivamente, entrando nell’atmosfera della gita, si possono conoscere nuove parti di sé stessi.