Ecco come i Canadesi hanno reagito all’elezione del nuovo presidente degli USA
Come tutti ben sanno, il mese scorso ci sono state le elezioni presidenziali negli Stati Uniti. I due favoriti, che si sono battuti in diversi dibattiti seguiti in tutto il mondo, erano la democratica Hillary Clinton e il tanto contestato repubblicano, se così si può dire, Donald Trump. Probabilmente, per la maggior parte delle persone, l’elezione di un individuo come Trump sembrava inverosimile, e invece eccoci qua: il 9 novembre gli Stati Uniti d’America hanno votato e lui ha vinto.
Tutti sembrano sconvolti, Stati Uniti compresi, la cui popolazione si rovescia per le strade delle città a protestare: benché Donald Trump sia stato eletto, al contempo sembra che nessuno l’abbia votato.
Un fatto curioso riguardo alle elezioni è che più del 60% della popolazione americana è femminile: in poche parole, se quasi ogni donna avesse votato per la femminista Hillary Clinton, Donald Trump non sarebbe presidente. Quindi c’è da chiedersi: donne, dov’è finita la vostra voglia di emancipazione?
In ogni caso, queste elezioni hanno influenzato molto anche altri Paesi, quale, per esempio, il Canada. Come penso non sia difficile immaginare, si tratta di uno stato che “dipende” molto dagli USA, essendo l’unico Paese con cui confina. Proprio per questa stretta relazione che lega Canada e Stati Uniti, l’elezione di Trump ha suscitato parecchie critiche tra i vicini canadesi, che hanno paura delle conseguenze che si possano venire a creare.
In primis, ad esempio, ci si aspetta che un’orda di americani si trasferisca oltre il confine (come se fosse così facile…). Il problema è che, per vivere in Canada bisogna:
1) avere un lavoro e provare di poter essere utile all’interno della comunità, cosa che in Canada è molto importante. In questo modo si esclude chiunque abbia la fedina penale anche solo appena macchiata;
2) valutare l’esistenza di tempistiche che potrebbero prolungare il processo di integrazione per molti anni, anche fino a dopo le prossime elezioni. Per ottenere la cittadinanza o anche solo la residenza canadese, infatti, molto spesso ci si ritrova a partecipare a una sorta di concorsi nei quali lo stato valuta chi tra i candidati sia il più meritevole e colui che possa dare di più al Canada.
Ha dunque senso per un cittadino americano trasferirsi in Canada? A quanto pare e nonostante tutto sì, perché la sera delle elezioni il sito dell’immigrazione canadese si è bloccato diverse volte a causa delle numerose richieste di trasferimento. Molti canadesi, interdetti, si sono chiesti come mai gli americani, invece di richiedere un visto per vivere in Canada, non abbiano semplicemente votato la Clinton…
L’opinione che i canadesi hanno degli americani non è delle migliori, e l’elezione di Trump ha scatenato parecchia ironia sui vari social network, gli stessi social network che hanno sempre preso in giro Trump rendendo la Clinton la “ovvia” vincitrice.
Non sono da sottovalutare poi le possibili conseguenze sul piano politico-economico.
Per quanto riguarda i rapporti commerciali, ora in Canada ci si aspetta che il neoeletto Trump reintroduca i dazi e che rilanci i prodotti di manifattura americana rendendoli concorrenziali, decretando la fine di alcune leggi per la tutela dei lavoratori e di molte importazioni nonché accordi con gli altri paesi. Non si tratta di certo di grandi prospettive per il Canada che, oltre ad esportare molto negli USA, importa da essi quantità elevate di merci.
Sul piano politico, il Primo Ministro canadese Justin Trudeau si troverà ad avere a che fare con Trump, e tra i due vi sono molte divergenze. Il giovane Trudeau, infatti, era sempre stato in ottimi rapporti con Barack Obama che, con la sorpresa di tutti, lo aveva anche invitato ufficialmente a cena alla Casa Bianca, fatto che non accadeva da molti anni. Ancora una volta, quindi, l’elezione di Trump potrebbe cambiare le relazioni, benché sia troppo presto per trarre conclusioni.
Che Donald Trump sia tanto fumo e poco arrosto? Può darsi. Il neoeletto ha già dato prova ai suoi elettori, ora arrabbiati, di aver dato un po’ troppa “aria alla bocca” durante la campagna elettorale, visto che, ad esempio, la Clinton non è in prigione come aveva promesso e i Canadesi ancora ridono per questa dichiarazione. Inoltre, durante il discorso per il Giorno del Ringraziamento, Trump ha dimostrato più pacatezza rispetto all’ardore esternato durante la campagna elettorale e i relativi dibattiti. La cosa potrebbe far dimenticare a certi paesi il terrore e l’odio che il neopresidente ha seminato, ma non al Canada, che accoglie e accetta ormai da molto tempo persone di tutte le etnie e teme per le ripercussioni che i risultati di queste elezioni possano avere.
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