di Giulia Di Giusto

Soffermiamoci un istante a riflettere sulla vita umana in tutte le sue sfumature di colore e osserviamone ogni piccola sfaccettatura. Rimarremo affascinati nell’ accorgerci di come l’uomo possa arrivare a creare con le sue sole mani le più stupefacenti meraviglie, a provare le più profonde e vere emozioni e allo stesso tempo, di come possa giungere a pochi passi dalla distruzione, fino a compiere le azioni più terribili e scellerate e ci chiederemo come egli possa essere entrambe le cose. La vita umana è fatta di contraddizioni e proprio per questo siamo alla continua ricerca di certezze, di valori che possano essere per noi un punto di riferimento. Tuttavia il caso non fa che porci di fronte a situazioni che mostrano quanto in realtà questi capisaldi di cui abbiamo così bisogno possano crollare, di come ci troviamo sospesi su un filo in una condizione di equilibrio precario che vacilla al minimo soffio di vento. E, come ci fa notare Martha C. Nussbaum, le tragedie mettono in luce questo aspetto. La grande intuizione dei Greci è stata quella di essere riusciti a comprendere che sotto il velo dell’armonia e della compostezza di cui si riveste la realtà di tutti giorni, si cela in realtà il caos, il disordine, l’irrazionalità, gli istinti, le passioni. La vita è una compenetrazione di opposti che vede continuamente intrecciarsi amore e odio, gioia e dolore e, in questo senso, l’essere umano finisce per essere estremamente fragile, vulnerabile. Anche le più fondamentali certezze che appaiono scontate possono venire meno in determinate situazioni. È quello che emerge in tragedie come Medea di Euripide. È evidente per noi pensare che non uccidere sia un bene, un valore giusto su cui poter far riferimento: eppure lei è arrivata ad eliminare i propri figli. Come è potuto accadere? Possiamo in tal modo capire chiaramente come la vita possa portarci a situazioni disperate in cui tutti i nostri valori vengono messi alla prova e in cui vediamo sfumare ogni nostra certezza.

Non bisogna certo pensare che una soluzione possa essere la più totale apatia e repressione di ogni emozione o sentimento che possa renderci vulnerabili. Né d’ altro canto lo è  vivere una vita all’insegna della sconsideratezza, in modo spericolato, senza porci alcun tipo di limite, sentendoci giustificati dal fatto che siamo soggetti al volere del caso. Mentre quest’ultima soluzione è chiaramente destinata a non funzionare, proprio perché una vita rischiosa porta necessariamente ad autodistruggersi, la prima ci spingerebbe a privarci di qualsiasi aspetto positivo della vita: non si può trascorrerla pensando di eliminare ogni cosa che potrebbe renderci vulnerabili e portarci a soffrire sottoponendoci a rinunce in vista di un incerto avvenire. Finiremmo per non vivere il nostro presente posticipando continuamente la nostra felicità ad un futuro che non arriverebbe mai, perché sarebbe a sua volta segnato da privazioni. Molto spesso non ci accorgiamo che la felicità è qui, ora ed è adesso che dobbiamo viverla appieno, apprezzarla. Inoltre essere vulnerabili è comunque un aspetto che fa parte della nostra natura. Quando proviamo amore per qualcuno, quando abbiamo la consapevolezza che la nostra vita dipende completamente da qualcun altro, ogni cosa intorno a noi si tinge di un significato, trova il suo senso più profondo e in un attimo riusciamo a cogliere l’armonia del creato e la bellezza della nostra esistenza; eppure è proprio in questo momento che siamo più vulnerabili. Essere vulnerabili vuol dire essere umani. Tuttavia non sempre si tratta di qualcosa di naturale dettato dalla nostra anima e dal nostro sentire, ma di qualcosa che scaturisce dalla malvagità, da un sentimento basso e infimo che trova le sue radici nell’odio. Basti pensare a tutti gli episodi di violenza di cui sono vittime innumerevoli persone innocenti. Morti premature, stupri e innumerevoli altre ingiustizie. È questo l’aspetto in cui l’uomo dovrebbe cercare di maturare.

Di fronte a questa situazione di instabilità e di fragilità della condizione umana, il primo passo da attuare è quello di una presa di coscienza e di un’accettazione della sofferenza come parte della vita. Bisogna vivere imparando a controllare la propria interiorità e sentendosi in armonia prima di tutto con se stessi, a convivere con la tristezza, la solitudine e imparare in questo modo ad amarsi, nessuno lo farà mai per noi. La sicurezza di sé è uno degli elementi fondamentali che possono davvero renderci in grado di affrontare le difficoltà che inevitabilmente incontreremo nella nostra vita. Arriveranno ad esempio momenti in cui le persone che amiamo avranno giornate buie, saranno irritate, ci risponderanno in modo brusco, magari per motivi che non ci riguardano. E, ogni piccola risposta secca, ogni gesto saranno per noi come lame affilate, se non abbiamo la consapevolezza e la sicurezza del nostro valore. È solo da queste condizioni che si formano i presupposti per il fiorire di vere emozioni, di rapporti sinceri. Emozioni che non dobbiamo rinnegare perché potrebbero renderci vulnerabili, ma che dobbiamo vivere fino in fondo e a cui dobbiamo dare ampio respiro, sempre con la consapevolezza che ogni esperienza positiva potrebbe, e avviene quasi necessariamente, finire. Questa situazione non va vissuta in un’ottica negativa, la nostra vulnerabilità ci permette di crescere, arricchirci fino ad essere in grado di guardare le cose da un punto di vista più ampio, comprendendo che la gioia non potrebbe esistere senza dolore, che momenti felici non potrebbero essere vissuti senza la coscienza di che cosa voglia dire soffrire. È da questa compenetrazione che nasce la vera vita. La condizione umana è fragile, noi siamo vulnerabili, ma è paradossalmente questa vulnerabilità il nostro punto di forza, che rende la nostra esistenza diversa da quella di qualsiasi altra forma di vita, così meravigliosamente carica di bellezza di umanità.