Giovedì 11 gennaio nel nostro liceo le classi terze hanno assistito alla lezione intitolata “Il bene in Platone” tenuta da Salvatore Lavecchia, professore associato di Storia della Filosofia Antica presso l’Università degli Studi di Udine, docente del Master di “Consulenza Filosofica di trasformazione” presso l’Università di Verona e cofondatore del Philosophicum di Basilea.

La lezione ha fatto riferimento a brani tratti da “La Repubblica” e dal “Timeo” e ha avuto come tema centrale il bene, identificato come l’origine di tutte le cose.

 

Pitagorici festeggiano l’alba

Platone nel “Timeo” spiega che il dio è un essere buono e per questo ha prodotto l’universo e ha riportato il caos all’ordine. Chi è buono non è geloso del bene che possiede, ma ha l’impulso donativo a comunicarlo in modo gratuito, in un atto di libertà e senza attendere nulla in cambio. L’universo quindi è un dono libero, non è condizionato da una norma o creato contro un male. Il dio, chiamato demiurgo, genera uno spazio libero in cui il mondo si possa manifestare e in cui possa essere autonomo, autosufficiente, cosciente di sé e simile al dio, che essendo buono può generare solo qualcosa di buono e bello.
Nella “Repubblica” Platone spiega che il bene è l’origine di tutte le cose nel mondo intelligibile così come il sole, che si manifesta attraverso la luce che illumina le cose nella loro individualità, è l’origine nel mondo visibile.
Il sole, quindi il bene, è un centro di luce e di manifestabilità e crea una sfera infinita fuori dallo spazio e dal tempo. La luce non si disperde, non abbandona se stessa e non si esaurisce, ma genera altre individualità nella sfera, di cui ognuna è centro, e non è possibile individuare una periferia localizzabile. La sfera è una pluralità di individualità con propria attività dinamica che porta alla creazione di altre manifestazioni. I centri quindi sono individuali, ma sono tutti legati tra loro.
Inoltre Eros, l’amore platonico, è l’orientamento della volontà verso uno scopo e, come spiega la sacerdotessa Diotima nel “Simposio”, è l’impulso a generare il bello, le virtù e le relazioni armoniche attraverso l’incontro con il bene. Socrate è il centro di luce perché attraverso la maieutica prepara uno spazio in cui le anime possono esprimere la sapienza e le relazioni armoniche.   
Il bene dunque è dono, gratuità, libertà, coscienza di sé, individualità, autosufficienza, indipendenza, amore, bellezza e armonia. Apparentemente individualità e indipendenza che caratterizzano il bene possono sembrare in contrasto con armonia. Soltanto però attraverso l’autosufficienza e la libertà possono nascere la consapevolezza e la coscienza di sé che valorizzano l’individualità e che portano alla formazione delle singolarità. All’interno di una comunità quindi tutti sono diversi perché caratterizzati da singolarità ed è solo quando i singoli possono esprimersi liberamente nella loro individualità che può nascere l’armonia.

 

di Beatrice Pilosio, Carla Delle Vedove, Mariagrazia Campanaro,

Eleonora Zampella, Rinesa Shabani, classe 3^B