Il 27 novembre scorso, al Teatro San Giorgio di Udine, si è tenuta la rappresentazione teatrale “Il canto e la fionda”, opera diretta da Massimo Somaglino sulla vita e le battaglie di padre David Maria Turoldo. Come studenti del liceo scientifico “N. Copernico” che partecipano all’attività del gruppo teatrale della scuola “Copernidrama”, siamo stati invitati ad assistere allo spettacolo e abbiamo deciso di raccontarvelo dal punto vista del protagonista, ovvero Fabiano Fantini, attore professionista, fondatore del “Teatro Incerto” nonché nostro insegnante di recitazione, che abbiamo incontrato dopo la scuola per porgli alcune domande.
Da chi è stata scritta la drammaturgia?
L’opera è stata scritta da Massimo Somaglino, che è anche il regista dello spettacolo, basandosi sulle opere di padre David Maria Turoldo, come poesie, prediche, brani di prosa e interventi sui giornali.
Possiamo infatti dire che Turoldo fosse un uomo a 360 gradi, un grande poeta, grande predicatore e un uomo con peso politico, ovvero che riusciva a far sentire la sua voce partecipando a vari dibattiti, schierandosi anche contro la Chiesa. Massimo ha inoltre creato dialoghi di collegamento per legare le opere tra loro e creare così lo spettacolo.
Che tipo di figura era quella di Turoldo?
David Maria Turoldo è stato un ecclesiastico ritenuto da alcuni uno dei più rappresentativi esponenti di un cambiamento del cattolicesimo nella seconda metà del ‘900.
Turoldo inoltre era legato al Friuli degli anni ’60 quando è cominciato il consumismo, che ha lasciato segni profondi non solo in Friuli, ma anche in tutta Italia e ha distrutto quelle che erano le civiltà contadine.
A lui questo dispiaceva molto perché in queste comunità trovava una sincerità, una schiettezza, un modo di stare insieme e un’umanità che via via sono andate perdendosi.
La parte di David Maria Turoldo si alternava tra gli attori, come mai questa scelta?
E’ stato scelto di assegnarla a tutti quanti, anche alle ragazze. Ognuno è andato alla ricerca della sua “turoldità”, se mi passate il termine, proprio perché Turoldo può essere dentro ognuno di noi, rappresentato dai suoi valori e dalle sue idee.
Ciò che ha molto impressionato gli spettatori sono state anche le abilità canore degli attori, oltre a quelle recitative. E’stato difficile trovare un gruppo di attori con queste qualità?
Abbiamo organizzato un laboratorio estivo per un gruppo di circa trenta ragazzi, selezionati tra un cinquantina in base al loro curriculum e alle loro motivazioni, nel quale abbiamo lavorato attorno alla figura di Turoldo.
Di questi trenta, tutti molto bravi e provenienti da tutta Italia, ne abbiamo scelti sette per partecipare come attori nello spettacolo. Inoltre abbiamo scelto di far recitare dei ragazzi giovani per avere anche un punto di vista nuovo e originale rispetto a quello che avrebbero potuto avere degli attori magari più anziani.
A proposito di questo, essendo i ragazzi originari di parti diverse dell’Italia, è stato difficile mettere in scena un’opera che parla di cultura e tradizioni friulane?
È un messaggio universale, quello di Turoldo. Infatti all’inizio ogni ragazzo ha portato dei canti della propria regione a simboleggiare la condizione di povertà di quegli anni come una cosa comune in tutta Italia, vissuta da tutti e non solo dai friulani. La condizione del contadino, del povero, dello sfruttato e dell’emarginato era infatti comune per tutti.
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