di Elena Toso
Siamo a Monreale, paesino posto su una collina, non molto distante da Palermo. Fa caldo e l’odore è quello del mare. Vi è un’unica piazza centrale e qui si trova la Cattedrale che visitiamo, insieme all’attiguo chiostro. Sono così belli che si raccontato da sé, ma per chi non c’è mai stato vale la pena far conoscere la loro storia…
La cattedrale fu fatta erigere nel XII secolo dal Re Guglielmo II detto “il Buono”. Egli vi affiancò un monastero benedettino con relativo chiostro, ed il palazzo reale. Questo complesso architettonico venne costruito in una posizione strategica, infatti Monreale, essendo esattamente sopra Palermo, per il sovrano era un luogo ideale da cui poteva controllare la città, capitale del Regno di Sicilia. La basilica, insieme al monastero, venne utilizzata, inoltre, come “prigione” per l’arcivescovo Gualtiero Offamilio, che aveva acquistato troppo potere con la sua carica e doveva essere allontanato da Palermo.
L’esterno nel complesso è spoglio e semplice anche se presenta degli elementi decorativi particolarmente interessanti, insieme alla maestosa porta bronzea, opera di Bonanno da Pisa, che la costruì nel 1186. Essa è composta da due battenti divisi in quarantadue formelle che illustrano episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento ed una volta fungeva da entrata principale. L’ingresso ora si trova sul lato settentrionale della basilica. È l’interno la parte che più colpisce di questo Duomo: esso è ricoperto di mosaici in stile bizantino raffiguranti storie del Vecchio e Nuovo Testamento che culminano con l’immagine del Cristo Pantocratore benedicente, nella conca absidale. Per comprendere questo complesso musivo bisogna entrare nella mentalità del tempo: a quell’epoca le immagini sacre nelle Chiese avevano principalmente una funzione educativa per i fedeli, che non possedevano alcuna istruzione se non quella impartita durante l’omelia a Messa. L’ordine di lettura delle rappresentazioni sacre è suggerito dallo sguardo del Cristo del catino absidale rivolto verso la parete destra della navata centrale. Da questo punto bisogna compiere una sorta di percorso circolare che porti, seguendo le storie bibliche in senso cronologico, di nuovo al Cristo benedicente. A questo punto ci si sofferma sulle parole scritte sul libro che tiene nella mano sinistra: una pagina in latino e un‘altra in greco riportano la medesima frase: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre” (Vangelo di Giovanni). Questa frase andava letta attraverso l’architettura della Cattedrale; le finestre di questa, infatti, possedevano un’inclinazione tale che permetteva un particolare gioco di luci: durante l’estate (il momento più luminoso dell’anno) la luce del sole filtrava appena da queste, al contrario, d’inverno (il momento più buio dell’anno) la Cattedrale veniva inondata dai raggi solari. Tutto ciò voleva significare che la vera luce risiede in Dio e non nel sole.
Di fianco alla basilica vi è il chiostro, relativo all’ex-monastero benedettino fatto costruire insieme alla cattedrale.
Esso è di forma quadrangolare ed il portico è separato dal giardinetto centrale da una serie di colonnine binate mosaicate tutte diverse l’una dall’altra; in un angolo del chiostro è presente una fontana, sostitutiva del pozzo centrale. Questa è circondata sempre da colonnine binate, che riprendono il motivo del porticato, le quali, nei capitelli, presentano rilievi raffiguranti i vari mesi allegoricamente rappresentati da diversi lavori manuali.
Il giardinetto centrale è suddiviso a sua volta in quattro aiuole che rimandano ai quattro giardini della Bibbia. Inoltre il quattro nella tradizione cristiana simboleggia, insieme al quadrato, l’uomo. A pomeriggio inoltrato siamo usciti dal chiostro: girando senza una meta per i vicoli del paese, abbiamo raggiunto una strada affacciata su Palermo e sul Tirreno. Lo spettacolo era straordinario.Circondati da questi e da molti altri tesori abbiamo trascorso in Sicilia cinque giorni intensi. Le testimonianze che abbiamo ascoltato rimangono importanti ed insostituibili come ogni tassello del mosaico della Basilica di Monreale.
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