Dal 24 al 28 ottobre 2016 la mia classe, la 4^D, ha partecipato alla visita d’istruzione in Sicilia “Sulle Orme della Legalità”. A due delle guide che ci hanno condotto attraverso il viaggio di scoperta e incontro di questa splendida realtà, abbiamo chiesto cosa si augurassero per il futuro della loro Sicilia.

Chiara Urru, laurea in storia dell’arte e dottorato a Parigi, nel mostrarci le bellezze artistiche della Cappella Palatina e di Monreale, afferma convinta:

“La speranza più grande è quella di vedere la gente parlare della Sicilia non soltanto per il suo bellissimo territorio ma anche per i suoi abitanti, per l’onestà dei siciliani.“

Ma chi ha visto il mondo da fuori guarda la sua terra anche con lo sguardo degli altri e Chiara aggiunge:

“Vorrei soprattutto il superamento dello stereotipo e sinonimo di Sicilia uguale mafia. Poi mi piacerebbe anche che non esistesse più la frase tipica che si dice quando si vedono le bellezze della Sicilia: “E’ tutto così bello, però peccato che tutto sia lasciato al degrado e all’abbandono, la Sicilia avrebbe tante potenzialità…” Io vorrei che queste potenzialità potessero essere realizzate e diventassero concrete.”

Stefano Tringalli, l’altro nostro mediatore durante il viaggio, ha spiegato:

“Cosa mi aspetto per il futuro della Sicilia? Faccio parte dell’associazione antimafia “Addiopizzo”, per questo le mie speranze sono che un fenomeno come quello mafioso abbia un termine. Il sogno di noi tutti di Addiopizzo è, come diciamo sempre, quello di sparire, ossia di smettere di combattere perché si è risolto un problema che affligge non solo la Sicilia, ma l’Italia intera”.

Qual è la strada da percorrere per dare ali e concretezza alla tua speranza?

“Perché un giorno il fenomeno mafioso possa essere sconfitto bisogna che lo Stato riesca a trovare dei deterrenti che possano impedire la nuova formazione di sistemi organizzati malavitosi, anche e soprattutto attraverso la creazione di opportunità lavorative. L’assenza di lavoro crea le condizioni per cui a volte si è indotti a delinquere; spesso chi non ha alcuna speranza potrebbe accettare di entrare a far parte di una tale associazione che gli consente di avere un’opportunità per sé e per i propri cari. Il lavoro dà dignità e l’assenza di lavoro toglie la dignità.”

Quest’ultima frase esprime, lo vogliamo ricordare, uno dei principi fondanti della nostra Costituzione.  Nel binomio dignità e lavoro si deve incardinare non solo la speranza della Sicilia, ma quella dell’Italia intera.
Luca Usoni (4^D)