di Martino Trapanotto

All’assemblea istituto di martedì 21 febbraio è intervenuto il professor Daniele Morandi Bonacossi, professore di Archeologia del Vicino Oriente all’Università di Udine, per una lezione sullo stato del patrimonio culturale delle zone di Siria ed Iraq controllate dallo Stato Islamico e sulle cause degli ingenti danni causati dal Califfato a questo corpus.

Tragica la situazione descritta alla conferenza: una parte immensa del patrimonio culturale di questi paesi sta venendo polverizzato o venduto per finanziare questo conflitto, attraverso il mercato nero. Lo Stato Islamico identifica in qualsiasi frammento storico antecedente la santa data della nascita di Maometto come impuro, proveniente da un mondo peccaminoso e per questo non meritevole di esistenza: così giustifica la distruzione di alcune delle più antiche opere artistiche ed architettoniche della storia dell’uomo, il tutto poi trasmesso come propaganda attraverso la fitta rete di social media, come dimostrazione di potenza e di purezza ideologica.

Ma, come ci insegna la storia, spesso l’ideologia è solo una forma di copertura per una guerra di potere e per una forma di annichilimento culturale ed etnico: la tattica di distruzione degli artefatti e delle ricchezze culturali di un popolo sottomesso è stato anche uno dei pilastri dei conflitti fino alla Seconda guerra mondiale, spesso stato anche legato alla distruzione delle fondamenta culturali ed etniche, al fine di sottomettere il popolo stesso nel modo più efficace. Questo discorso rimane valido ancora oggi, nonostante l’esistenza di enti internazionali ipoteticamente atti a difendere il patrimonio culturale dell’umanità: non è solo l’ISIS a distruggere il patrimonio artistico globale, ma è ancora una costante nei conflitti, come vediamo in Yemen o nelle zone controllate da gruppi integralisti come Boko Haram, dove a questa devastazione culturale si accompagnano brutali pulizie etniche.

La comunità internazionale è come sempre intrappolata in una nube di alleanze, patti, accordi e necessità contrastanti, mentre secoli della nostra storia vengono cancellati e vite distrutte.

È così che la storia viene cancellata, ed è così che si è condannati a ripeterla.