di Giovanni Dolso

Dal 13 al 16 febbraio scorsi, con una delegazione di trentasei studenti in qualità di rappresentanti delle Consulte Provinciali degli Studenti della nostra regione, ho partecipato a Barcellona al progetto “Spagna/Fascismo/Democrazia-La guerra civile spagnola, l’antifascismo italiano, il ritorno alla democrazia”, organizzato dall’ANPI del  Friuli Venezia Giulia in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’inizio della Guerra Civile in Spagna, l’ultimo stato europeo a liberarsi del fascismo.

Il progetto aveva l’obiettivo di far conoscere a noi studenti e approfondire una pagina di particolare importanza della Seconda guerra mondiale, ovvero la genesi e lo sviluppo del conflitto, il coinvolgimento degli Stati europei e il contributo dei volontari che andarono in

Spagna a combattere contro Franco, al fine di condividere con i nostri coetanei quanto appreso durante il viaggio.

Già subito dopo il nostro arrivo a Barcellona siamo stati dunque immersi nella storia: presso il principale sindacato della Catalogna abbiamo incontrato un uomo che durante la guerra civile si è impegnato nella propaganda e nella resistenza antirivoluzionaria e che, dopo un’introduzione a quanto avvenuto in questo drammatico periodo storico, ci ha raccontato la sua travagliata storia, ovvero di essere stato incarcerato due volte soltanto per aver avuto il coraggio di esprimere le sue idee.

La mattina seguente ci siamo recati al “Memorial Democratico”, dove abbiamo assistito a una conferenza tenuta in parte in lingua spagnola e in parte in italiano, un incontro estremamente formativo per due motivi: in primo luogo abbiamo capito che la Spagna ha voluto adottare una politica di “non ricordo”, infatti, finita la guerra, era stato tassativamente vietato parlare di quanto accaduto e fino agli anni 2000 era rimasto tutto celato da un sottile muro di carta che nessuno aveva avuto il coraggio di infrangere; dall’altra parte ci è risultato lampante il ruolo fondamentale dell’esercito italiano nelle vicende storiche narrate. A combattere con i militari rivoluzionari furono infatti inviate ottantamila truppe italiane, mentre solo cinquemila si arruolarono per la democrazia. Mi ha a tal proposito fortemente colpito la frase “Vuelveria a haserlo”, letteralmente “lo rifarei”, pronunciata da un aviatore italiano catturato dagli spagnoli.

La visita è continuata mercoledì al “Refugio 307”, uno dei rifugi antiaerei più grandi di tutta Barcellona, che poteva contenere fino a duemila persone. A Barcellona a i rifugi antiaerei erano moltissimi e dislocati ovunque poiché l’aviazione italiana aveva adottato una strategia di “bombardamenti senza sosta”, tanto che per qualche settimana gli italiani arrivarono a bombardare addirittura quattro volte al giorno. Dopo una breve introduzione storica ai rifugi e alla loro costruzione, che veniva principalmente eseguita da donne e bambini, abbiamo assistito a una visita guidata in spagnolo all’interno del refugio e abbiamo visto con i nostri occhi le disumane condizioni in cui la gente era costretta a vivere.

L’ultima tappa è stata il “Fossar de la Pedrera”, un cimitero monumentale appena fuori dalla città dove è stato realizzato un monumento in onore ai caduti della guerra civile. Quest’ultima esperienza è stata quella per me la più toccante perché il cimitero è estremamente diverso da quelli a cui siamo abituati: un grande campo d’erba verdissima, delimitato da una collina rocciosa che scende perpendicolarmente a terra. Gli unici richiami alla cristianità sono alcune croci poste all’estremità destra dello spazio, all’ombra di un imponente albero. In questo contesto di sobrietà assoluta ho iniziato a camminare ad occhi chiusi, solo con i miei pensieri, lontano da tutti i rumori che non fossero quello dei miei passi e mi sono sentito serenamente libero, in pace.

Un particolare ringraziamento all’ANPI e al prof. Emanuele Bertoni, referente regionale delle Consulte degli Studenti e nostro accompagnatore in questo viaggio, per avermi dato la possibilità di approfondire un periodo storico che altrimenti avrei affrontato solo superficialmente sui testi scolastici e al contempo avermi dato la possibilità di visitare luoghi così ricchi di emozioni.