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Una civiltà non può scrivere la storia senza delle ottime conoscenze militari e strategiche; Micene è la prova che la civiltà minoica non solo possedeva, ma padroneggiava l’arte della difesa.
In mezzo alla piana di Argo, fra due montagne scoscese, una collina ospita la città: la posizione elevata domina sul paesaggio circostante riempiendo il campo visivo di chi si appresta alla salita.
Per raggiungere il punto panoramico che secoli fa ospitava il cuore pulsante di quella città, ci si incammina per un dedalo di ripide stradine che si inoltrano fra gli edifici più periferici.
La tomba di Agamennone, una grande aula circolare nascosta sotto il terreno, disegna un cerchio immaginario sul lato sinistro del percorso; alcuni metri più in alto, nella stessa posizione e con la stessa forma, si trova il Circolo Reale, un percorso di pietra – stavolta all’aperto – che racchiude un piccolo spazio erboso e che possiamo ancora percorrere.
Durante la salita non si può far altro che rivolgere lo sguardo alle possenti mura difensive che circondano la zona sacra e funeraria dell’acropoli. L’unica via d’accesso è attraverso la famosa Porta dei Leoni, incastonata fra la collina e la cinta.
Possiamo immaginare che difficilmente delle truppe ostili provate dalla salita e oppresse dall’imponenza delle costruzioni si sarebbero accorte di essere sotto tiro: la porta, infatti, non è solo l’unico accesso, ma si trova anche sotto il livello del suolo, pertanto chiunque la attraversi è facilmente sorvegliabile.
Giunti sulla sommità è necessario lasciare il punto di vista del guerriero per percorrere la scalinata che porta al palazzo reale, il simbolo del potere che si erge sul punto più alto del colle. Troviamo posto per ascoltare le letture proposte dal gruppo teatrale proprio sui suoi resti, dai quali si apre la meravigliosa vista sulla brulla campagna greca.

Clarissa Zuiani 5^E