di Isabella Cossutti
Capitolo 2.
Dopo quello che era successo Lucius mi prese e mi rinchiuse in una stanza per un giorno intero. Non che mi aspettassi un trattamento cortese da parte sua ma, stando lì dentro tutte quelle ore, non potevo fare altro che immaginarmi quello che stesse succedendo al di fuori di quelle piccole mura.
Alla fine qualcuno aprì lentamente la porta: era Jack.
- Ciao May! Sono venuto a darti buone notizie! Da adesso in poi ti assegneranno un tutor che avrà il compito di insegnarti tutto quello che devi sapere per essere accettata come utopista, non è fantastico!?
Era sorprendente il modo in cui mi parlava, sembrava che ci conoscessimo da una vita; mi sentivo molto imbarazzata.
Improvvisamente il suo sguardo sembrò preoccupato:
- Ti ho per caso spaventato? Lo so che magari sei un po’ spaesata, scusami…
Trovai il coraggio per rispondergli
- Scusami Jack… ma cosa sono gli utopisti?
- Ho.. beh, diciamo che gli utopisti combattono i cattivi che vogliono distruggere l’universo… in poche parole.
Da quel momento cadde un silenzio imbarazzante che durò per alcuni minuti, fino a quando Lucius non apparve. Entrò in camera e mi strattonò fino all’uscita, Jack ebbe a malapena il tempo di salutarmi
- Ciao May! Ci si vede in giro!
Quel bruto di Lucius mi trascinò su e giù per interi corridoi, sembrava che avessimo camminato per ore! Alla fine arrivammo davanti a enormi porte argentee; queste, improvvisamente, si aprirono con un tremendo cigolio.
Da quell’angolo buio uscì un uomo: indossava un kimono argentato e la sua lunga barba bianca ricadeva sulla veste nascondendogli completamente il collo. Il suo sguardo era penetrante e i capelli erano raccolti in una treccia.
Lucius si avvicinò all’uomo, lo salutò e poi tornò da me
- Io me ne vado, ho già perso fin troppo tempo; tu rimarrai qui assieme al lord.
Il suo sguardo diventò gelido
- vedi di essere rispettosa nei suoi confronti… a mai più.
Ed eccomi là, da sola, assieme a un nonno bloccata in un edificio. Lo sconosciuto si avvicinò lentamente.
- Quindi tu dovresti essere May, piacere di conoscerti, sono Sargon e, d’ora in poi, sono l’incaricato a prendersi cura di te, nonché tuo maestro nelle arti basiche.
Lo guardai confusa
- Non ti preoccupare, tutto verrà spiegato a suo tempo; adesso seguimi, cominciamo subito l’addestramento.
Seguii il mio cosiddetto “Maestro” fuori da quella prigione fino a un piccolo spiazzo esterno, nel bel mezzo della città. Sargon si girò improvvisamente e cominciò a dare risposta alle mie domande
- Ti starai chiedendo perché sei qui… beh, gli utopisti hanno deciso di arruolarti.
- E se non volessi?
- Mi dispiace molto, ma è un invito che non si può rifiutare, sei costretta.
Cadde il silenzio, e solo dopo un po’ Sargon riprese il discorso
- Gli utopisti sono dei soldati, dei cavalieri custodi, si può dire. Essi hanno il compito di vegliare sull’equilibrio delle energie spaziali ed evitare che si spezzino; adesso ti spiegherò meglio.
Mi portò in una stanza enorme, tutta buia. All’improvviso stelle e pianeti apparvero dal nulla, come lo schermo tridimensionale nei film di fantascienza. Gli astri erano collegati da immense… funi, sembravano proprio delle funi.
- Quelle che vedi sono le energie che collegano tutto l’universo; come puoi notare, qualche astro ha più collegamenti di altri. Questo scambio di energie avviene anche in tutti gli esseri viventi; ognuno di noi è in contatto con qualche stella in un luogo remoto dell’universo.
Sargon si voltò a guardarmi
- Però ognuno di noi ha un numero diverso di questi collegamenti, e solo quelli che ne hanno molti possono diventare utopisti e usare queste energie a loro favore.
Alzò lentamente il pugno e, quando lo aprì, dalla sua mano uscì una specie di aura violacea, simile a quella che circondava Lucius mentre volavamo.
- Quella che vedi è l’energia, l’entità nel mio corpo che mi collega a tutto l’universo e ci mette in armonia. Il mio compito è quello di insegnarti a controllare la tua entità.
Io?Ma io ero solo, solo una semplice umana… era impossibile che avessi quella cosa dentro di me.
Alzai lo sguardo e un orribile spettacolo travolse i miei occhi: un’immensa massa oscura stava lentamente divorando un pianeta, lo stava consumando, erodendo come un acido.
- Quello è Erebo… distrugge i pianeti quando hanno perso tutti i collegamenti con l’universo, noi li definiamo “dimenticati”; il nostro compito è proteggerli da quest’oscurità che lentamente li sta divorando. Recentemente Erebo ha preso potere e ora riesce ad attaccare persino i pianeti che non sono stati dimenticati.
Aiutare a mantenere un equilibrio, mantenere l’integrità dello spazio… forse non era qualcosa adatta a me. Nonostante tutto, però, non potevo fare a meno di pensare a tutto quello che stava andando perso ogni volta che Erebo lo dissolveva nell’aria.
Sargon, a quel punto, mi portò in una grande stanza circolare, al cui centro c’era una specie di pozzanghera d’acqua.
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