di Tommaso Scarabelli

Noi allievi delle classi 3^A e 3^E dal 15 al 19 maggio abbiamo completato un percorso sulla legalità con un viaggio in Sicilia, pochi giorni prima del XXV anniversario della strage di Capaci.

Le visite alle cattedrali più prestigiose di Palermo, alla casa di Pirandello e alla Valle dei Templi di Agrigento ci hanno immersi nell’antica storia siciliana, ricca di arte, colori e personaggi importanti.I momenti veramente indimenticabili del viaggio sono stati però le testimonianze dei portavoce di Addiopizzo.Addiopizzo è un’associazione che promuove una “rivoluzione culturale” contro la mafia. Il suo motto è:

“Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”.

Abbiamo avuto la possibilità di ascoltare storie di lotte contro la mafia, fra cui quelle di Padre Pino Puglisi, raccontata dal suo amico e collaboratore Gregorio Porcaro, e quella di Antonio Vassalli, fotografo e “testimone oculare” della strage di Capaci.

Le sue foto scattate immediatamente dopo l’attentato sono state utilizzate in tribunale come prove. Per una serie di depistaggi rimasero archiviate per lungo tempo e furono presentate solo successivamente.

La mafia da sempre cerca di compromettere le indagini spargendo anche false opinioni. Abbiamo saputo che una volta proprio Falcone, scampato ad un attentato, era stato accusato di averlo messo in scena semplicemente per attirare su di sé l’attenzione.

In seguito a questo episodio lo stesso giudice  in un’intervista affermò:

“Per essere credibili bisogna essere ammazzati?”

Aveva ragione: solo dopo la strage di Capaci e la strage di Via d’Amelio abbiamo cominciato a considerare la mafia come un pericolo vero e proprio.

Avevamo sempre avuto gli occhi oscurati dalla mano dei colpevoli.

Secondo alcune fonti la mafia ha ottenuto il consenso della gente sfruttando da un lato la leggenda dei Beati Paoli e dall’altro la religiosità. La leggenda dei Beati Paoli è la storia di una setta segreta composta da individui incappucciati, denominati appunto Beati Paoli. I componenti di questa setta nel 1600-700 catturavano i membri dell’Inquisizione e li uccidevano per vendicare le vittime innocenti di quest’ultima. I mafiosi si definiscono discendenti di questa setta e in questo modo giustificano le loro azioni. Il bello è che questa setta molto probabilmente non è mai esistita.

I mafiosi inoltre si definiscono cristiani: spesso sono i primi nelle processioni e durante queste ultime si chinano di fronte alla casa del boss, anteponendolo a Dio. Solo nel 1993 Papa Giovanni II si è scagliato contro i mafiosi, chiamandoli a convertirsi prima di confessarsi: aveva finalmente accusato i mafiosi di non essere cristiani.

Durante quest’esperienza in Sicilia abbiamo conosciuto direttamente la realtà, anche dolorosa, di chi vive in prima linea la guerra contro la cultura mafiosa e che chiede a noi tutti di credere nel messaggio che ci hanno lasciato uomini come Falcone, Borsellino, Peppino Impastato, Puglisi e Rosario Livatino, il giudice-ragazzino ucciso dalla Stidda, la mafia di Agrigento,che  ci ha lasciato questa frase:

“Alla fine non ti chiederanno quanto sei stato credente, ma quanto sei stato credibile.”

Pensiamoci.