di Tommaso Scarabelli

Il 7 aprile scorso gli studenti delle classi 3^E e 3^G hanno partecipato al secondo incontro sul tema della luce presentato dal docente universitario Salvatore Lavecchia.

Il sole secondo Platone

Ricollegandosi alla precedente conferenza il professore ha inizialmente ripreso il pensiero platonico secondo il quale il Sole, che si dona tramite la luce, è l’origine di tutte le cose.

Questa analogia non è un’invenzione del filosofo, dato che era preesistente già in tradizioni arcaiche, ad esempio in Egitto e in Persia. Tuttavia fu Platone il primo a esporre questa relazione, prima indicata solo tramite riferimenti concisi.

A questo punto molti si sono chiesti quanto e in che modo il sole sia collegabile all’origine del mondo.

La risposta viene ancora una volta trovata nella Repubblica, dove il Bene viene definito come genitore del Sole, il quale è luce fisica immagine della luce autentica, spirituale, intellegibile, noetica. La luce e il Sole non sono immagini applicate all’origine di tutte le cose: non sono semplici metafore. Fra il Bene e il Sole vi è una somiglianza sostanziale: sono immagini dell’intellegibile, la vera manifestazione dell’origine.

Da Platone a Plotino

Dopo questo chiarimento Lavecchia si è concentrato su un frammento di un’altra opera, stavolta non di Platone, bensì del neoplatonico Plotino: l’ Enneade V, capitolo 4. Quest’ultimo è uno scritto sulla bellezza ideale, ed è uno dei pochi punti in cui questo mondo della luce viene definito  in modo esplicito. In questo passo viene detto che tutte le cose sono trasparenti, completamente conoscibili, e che non vi è nulla che le oscuri, che si opponga alla loro manifestazione.

Esse, tutte le cose, si manifestano fin nell’interiorità, nell’intimità di ogni singolo. Inoltre in tutte le idee, modelli di ogni cosa, è manifesta la totalità. Infatti ogni idea è manifesta a tutte le altre in se stessa e guarda tutte le cose nell’altro cosicché tutte le cose sono ovunque e ciascuna cosa è tutto e tutto è tutto. Questo tutto è caratterizzato anche da un infinito splendore che caratterizza anche la luce, la quale è trasparente, manifesta a se stessa ed è pure la realtà che trascende tutte le cose.

L’Uno, una sfera inconcepibile

Plotino individua l’originale centro di questa luce nell’Uno, l’assoluto al di là di ogni modo di essere. L’Uno è una realtà che trascende lo spazio e il tempo e perciò viene identificato come una sfera di raggio infinito.

Bisogna precisare che i Greci non erano spaventati dall’infinito, bensì dall’idea di indefinito. Parmenide aveva ipotizzato che l’essere, la realtà, fosse una sfera continua ma non ne aveva dato una descrizione, a differenza di Plotino.

Secondo il neoplatonico infatti questa sfera è strettamente legata al suo centro, senza cui essa non esisterebbe, dato che da uno ne consegue l’altro: fra di essi vi è un rapporto di identità, di dipendenza reciproca. Inoltre essa si manifesta liberamente e incondizionatamente tramite un processo di esteriorizzazione.

Interiorizzazione ed esteriorizzazione

L’Uno non è condizionato né dall’esterno (cioè da altro) né dall’interno (cioè da se stesso). Esso è l’unione della esteriorizzazione, cioè dell’essere oggettivo, e dell’interiorizzazione, cioè della soggettività, della coscienza. Proprio per questo il nostro mondo è diverso dall’Uno, poiché non si può raggiungere la coscienza di ogni singolo.

Il professore ha portato l’esempio del nostro organismo: noi siamo un corpo, tuttavia non sappiamo come esso funzioni (e dobbiamo studiarlo).

Dall’esteriorizzazione alle ipostasi

Questa interiorizzazione dell’Uno coincide con il suo centro, mentre la sua esteriorizzazione è la sfera stessa che si crea: la pluralità di infiniti enti, frutto della manifestazione dell’Uno, è l’esteriorizzazione di quest’ultimo in ogni direzione. Queste tante unità di essere sono centri di coscienza, di interiorità: la pluralità concreta dell’intellegibile, la seconda ipostasi.

Nell’essere cosciente di sé, ogni ente inoltre è cosciente di tutti gli altri: l’Uno non ha relazione con l’essere ma lo genera liberamente, senza essere costretto. L’Uno è libero, non ha bisogno di nulla, oltre al fatto che esso, l’unità, non può esistere in altro.

Questi infiniti enti, separati a loro volta, danno vita alla terza ipostasi, che crea una coscienza del Bene non immediata, generando così il male. Plotino oscilla fra le definizioni di Uno e di Bene ma con essi si riferisce sempre allo stesso soggetto.

Il centro di questa sfera di raggio infinito, che è l’Uno, e la sua periferia sono uniti, identici: affermare che essi coincidano non è propriamente esatto, poiché sembrerebbe che uno comprenda l’altro.

“Il centro è ovunque e la circonferenza in nessun luogo” – Plotino

Dov’è il nostro mondo?

A questo punto però è sorta la domanda di dove sia il nostro mondo all’interno di questo straordinario universo nato dall’ emanazione dell’Uno.

Questo mondo ideato da Plotino va oltre lo spazio e il tempo e perciò è impossibile affermare che qualcosa sia in un certo luogo in un certo istante.

Infatti oltre al centro e alla periferia, non vi sono altri punti all’interno di questa sfera ed è per questo che si parla di totalità del mondo spirituale, separato dalla totalità del nostro mondo che invece è di secondo grado. Ciò può sembrare assurdo ma Plotino spiega ingegnosamente che una totalità non esclude un’altra totalità, poiché esse possono essere a loro volta ricondotte a totalità di livello differente.

Alcune considerazioni dal pubblico

Questa sfera dunque è un organismo di relazioni armoniche di estensione e contrazione, caratterizzato da una regolarità di pulsazioni, da un ritmo. Questo ritmo si può ricondurre al cuore, un organo pulsante e involontario che però trasmette le nostre emozioni, di cui siamo consapevoli.

Essa è riconducibile anche all’amore, che presenta interiorizzazione ed esteriorizzazione. Possiamo infatti essere coinvolti in esperienze altrui pur non restandone coinvolti, soprattutto all’interno di una famiglia, nello stesso modo in cui l’Uno non ha relazioni con l’essere.

Pure il silenzio possiede caratteristiche che lo avvicinano all’Uno. Ad esempio il suono è la mancanza di silenzio e man mano che ci si allontana dall’idea di silenzio si incontra il suono. Il silenzio si ottiene tramite la nostra interiorizzazione, al contrario del suono, che si ottiene grazie alla nostra esteriorizzazione, cioè tramite un rapporto con l’altro, con qualcosa di esterno a noi.

Per quanto i ragionamenti di Plotino siano davvero affascinanti, riteniamo che siano troppo lontani dalla nostra realtà e di difficile comprensione. Il professor Lavecchia ci ha accompagnati in un ragionamento che ha tentato di farci passare dalla realtà doveesistono spazio e tempo fino a quel luogo dove spazio e tempo non esistono. Con la sua chiarezza siamo riusciti ad intravedere questa dimensione adimensionale, cosa che abbiamo molto apprezzato.  

(Classe 3^G)