Ciao, sono Marta e dopo tanti anni che aspettavo, finalmente eccomi qua, in Canada. Vivo a Georgetown, una cittadina pressappoco grande un terzo di Udine che si trova a meno di un’ora dalla bellissima Toronto. Nonostante la vicinanza con gli States, ai Canadesi piace definirsi diversi e, a dirla tutta, migliori sotto molti punti di vista. La scuola è` uno di questi. Per chi sogna un’esperienza stile High School Musical, mi dispiace: niente cheerleader o coreografie per i corridoi, ma solo armadietti inutili e una caffetteria enorme dove non si riesce ad ascoltare la conversazione del tuo amico nello stesso tavolo.

La scuola superiore dura in genere 4 anni, che comprendono i cosiddetti Grade 9, 10, 11 e 12. Il sistema scolastico si basa sui crediti che si acquisiscono seguendo i corsi semestre dopo semestre e l’unica materia obbligatoria ogni anno è Inglese. Tuttavia, alcuni studenti si fermano alle superiori per frequentare il Grade 13, ovvero la quinta superiore, nel caso abbiano bisogno di voti più alti o di un maggior numero di crediti per accedere alla facoltà o all’università che desiderano. Una cosa che personalmente trovo molto interessante della scuola canadese e` la “Homeschooling”, ovvero la possibilità di seguire dei corsi online invece di andare a scuola, che può permettere ad uno studente di talento di diplomarsi prima del dovuto. Certo, si perdono delle esperienze di vita uniche, ma andare fisicamente a scuola non fa per tutti. Inoltre può sembrare impegnativo, ma non lo è, visto che per i primi due anni di solito si seguono quattro corsi a semestre e negli ultimi due addirittura solamente tre, come minimo. In pratica si hanno le stesse materie ogni giorno tutti i giorni per un semestre intero. Non mi dilungo neanche nel descrivere la varietà dei corsi e dei livelli di difficoltà disponibili, tanti sono.

A differenza di quello che si dice degli Stati Uniti, non posso affermare che le lezioni in Canada siano troppo semplici e quasi inutili, a confronto con quelle italiane. Anzi, ogni lezione è interattiva e stimolante e gli insegnanti spesso aprono grandi parentesi di cultura generale e attualità, talvolta più utili di un esercizio di matematica. Ogni giorno torno a casa e so di aver imparato qualcosa di nuovo che non sia una nozione di inglese o di fisica, qualcosa che un domani possa essermi utile al di là del contesto scolastico.

Un altro lato molto importante del sistema canadese consiste nel far utilizzare molto agli studenti la tecnologia. Tutti sappiamo quanto sia importante al giorno d’oggi saper sfruttare al massimo le funzionalità di un computer nel mondo del lavoro.

In parole povere, in Canada creano degli studenti a tutto tondo e il sistema si concentra più sull’utile che sul necessario. Ne hanno le possibilità, soprattutto economiche, ma chissà che un domani non si arrivi a qualcosa del genere anche in Italia?

All’inizio pensavo che la scuola canadese fosse diversa da quella italiana, ma vivendo qui ho imparato che non è così. La giornata si suddivide in 5 sessioni da un’ora e un quarto l’una… una perdita di tempo andare a scuola con solo tre “periodi” occupati, no? Beh, non per un teenager canadese. I ragazzi lavorano come minimo cinque ore dopo la scuola e durante il weekend per guadagnare qualcosina, ricchi o poveri che siano, magari per l’università o il college, che sono molto cari, o anche solo per pagare la benzina della macchina (16 anni è l’età minima per prendere la patente, anche se non si può guidare senza la presenza di un altro patentato fino a 17). Ed ecco spiegato tutto il tempo libero a scuola: più che compiti, qua si parla di consegne che spesso richiedono elaborate ricerche e per questo il professore le raccoglie un paio di giorni dopo. Quindi, per via del lavoro, il momento migliore per darsi da fare è proprio a scuola. La biblioteca è in assoluto il posto migliore per studiare e, nonostante possa sembrare una cosa da ‘sfigati‘, addirittura chi non ha niente da fare si reca lì` per cercare compagnia, nonostante ci sia l’enorme e chiassosa caffetteria.

Se sono soddisfatta della mia scelta? Certo che lo sono, ma non per questo tutte le esperienze all’estero si rivelano essere una favola. C’è chi è` molto legato alla famiglia italiana e se ne rende conto troppo tardi oppure, c’è lo sfortunato la cui famiglia ospitante è totalmente assente, c’è chi arranca molto con la lingua… I fattori in grado di cambiare quest’anno sono innumerevoli, quindi, prima di scegliere di partire, bisogna essere pronti ad affrontare letteralmente qualsiasi cosa.

Marta Rampini