di Sara Candussio
Il Copernicoro, il coro del liceo Copernico, si è qualificato al primo posto della propria categoria al concorso corale della città di Scandicci tenutosi dall’1 al 9 aprile 2017.
Semplici gli ingredienti che hanno permesso di guadagnare questo successo: tanto allenamento, molte volte impegnativo e stancante, e parecchia passione oltre al contributo essenziale dato dalla direttrice del coro Serena Vizzutti, dal docente referente prof. Carlo Cassola e dal tenore Federico Lepre che ha affiancato noi ragazzi nelle settimane precedenti il concorso per limare e affinare i brani che avremmo portato a Scandicci.
Perché se c’è qualcosa che si impara cantando, è che la tecnica può essere impeccabile, ma senza dare a ciò che si canta un’emozione, tutto il lavoro fatto è perso. Ma come si fa a saper trasmettere un’emozione?
Imparare a dare ad una nota l’intensità, la sfumatura e la direzione giuste all’inizio non è semplice, soprattutto perché non esistono libri che ti insegnano a saper convogliare un’emozione nella quantità giusta, non si tratta di saper applicare una formula o di tradurre una frase dal latino.
Lo sforzo che il coro sottopone ai suoi membri è quello di “mettersi a nudo” davanti agli altri, mostrare e far vibrare delle corde molto spesso evitate per produrre un suono che non è più unicamente una nota come tante, ma è la propria nota.
L’attività corale occupa molto spesso un’ora e mezza di due pomeriggi a settimana, dalle 13.30 alle 15, ed è abbastanza impegnativa a causa della mattinata di lezioni appena trascorsa, eppure è sempre piacevole entrare nell’Aula magna, sede delle prove, sapendo che si ha una via per permettere alle proprie emozioni di liberarsi. Un altro fattore che molto spesso rasserena e fa sentire lo studente nel posto giusto è una sorta di magia che si crea tra i componenti del coro quando si canta: non sono unicamente le note ad essere armoniose o coincidenti, ma pure le sensazioni sulle quali tutti in quell’istante sono sintonizzati.
È luogo comune considerare di valore e di successo attività di ambito scientifico o tecnologico, molto spesso trascurando quelle dell’area artistica, come se il fatto di sapere esprimere ciò che si prova fosse secondario rispetto ad aspetti più pratici ed essenziali nell’immediato. Per questo motivo il risultato del Copernicoro ci ha resi fieri: perché la nostra vittoria ha dimostrato che anche ciò che ci appassiona può essere premiato; come anche un’attività extrascolastica possa diventare un mestiere o qualcosa di più serio di un semplice hobby: è stato l’alzare in coro la nostra voce a dimostrare e dimostrarci che anche ciò che ci fa provare i brividi ed emozionare ha un valore per il nostro futuro.
Il lavoro in preparazione al concorso è stato impegnativo e ogni tanto a noi coristi sembrava quasi che ci fosse richiesto qualcosa che non sapevamo dare: una profondità che permetteva di far venire a chi ci ascoltava quei brividi che credevamo di non riuscire a trasmettere.
Penso che per tutti noi sia stato decisivo lo sguardo che la direttrice ci ha lanciato successivamente all’attacco della prima canzone al concorso: uno sguardo che faceva intendere che eravamo riusciti a trasmettere davvero qualcosa, qualcosa che al termine ci ha fatto guadagnare ii complimenti di una cantante lirica per quello che eravamo riusciti a farle provare.
Capita spesso che in seguito ad un’esperienza simile qualche lacrima scenda, sia per la commozione e la consapevolezza di ciò che si è riusciti a fare sia per alcuni amici del coro che non ci hanno potuti seguire in viaggio, ma che ci hanno sostenuti tutto il tempo. Ad alcuni tutto ciò apparirà forse esagerato, o proprio di persone particolarmente emotive, ma c’è un’importante considerazione da fare: per riuscire a realizzare bene tutte le attività che ci sono necessarie abbiamo bisogno di valvole di sfogo, di modi per esprimere quello che proviamo. È importante sapere di non essere soli al mondo in un’età come quella dell’adolescenza, è importante partecipare ad un’attività come il coro perché essa aiuta a gestire la pressione e ad incanalarla in maniera positiva, aiuta a capire l’importanza di saper dare e provare brividi, insegna l’importanza di vivere accompagnati dalle emozioni.
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