Il viaggio in Grecia è una tradizione che il Copernico ha rispolverato due anni fa, riproponendo a tutti gli allievi delle classi quinte un percorso di nove giorni attraverso l’Ellade, la culla dell’umanità.

I mesi che lo precedono sono un susseguirsi di lezioni specifiche e raccomandazioni che creano fra gli studenti il giusto clima di attesa ed eccitazione e che culminano con l’arrivo dei pullman il giorno della partenza:  allora si passa dal frenetico subbuglio del ritrovo fuori da scuola,  alla sonnolenza che avvolge tutte le corriere nell’attesa che sorga il sole, all’eccitazione dell’imbarco.

La nave ci ospita e ci mescola tutti quanti – studenti, insegnanti e dirigente – e per molti è un contesto completamente nuovo, da scoprire: il viaggio inizia all’insegna della curiosità.

Dallo sbarco, avvenuto di notte sulla luccicante costa della Grecia, le giornate sono scandite dai tragitti in corriera e dai pasti che condividiamo tutti insieme.

Attraversiamo la penisola partendo dal nord per arrivare al cuore del Peloponneso, in un percorso che ci regala esperienze che hanno dell’incredibile: dai silenziosi monasteri in cima ad altissime falesie a picco, alla suggestione del più famoso Oracolo dell’antichità, dagli spalti del teatro di Epidauro al blu limpido del mar Egeo, dal sentirsi piccoli davanti al Partenone al sentirsi grandi atleti nello stadio che ospitò le prime Olimpiadi della storia.

I sette giorni spesi in terra greca sono un percorso non solo culturale, ma anche fisico e psicologico alla scoperta di noi stessi e dei nostri compagni di viaggio, e la motivazione del progetto è proprio questa: i docenti che lo hanno ideato e quelli che tuttora si impegnano a portarlo avanti si propongono proprio di regalarci un momento che duri per sempre, alla conclusione del nostro percorso liceale. Ciascuno di noi potrà sempre ripensare con affetto a questo viaggio e riviverne i momenti più importanti, così che esso rimanga davvero un punto fermo nella nostra cultura e nella nostra esperienza di vita.

Benché al momento dell’imbarco a Patrasso per il ritorno a casa si sappia che si sta chiudendo una parentesi e che di lì a poco l’atmosfera magica del viaggio si romperà, rimane tuttavia la consapevolezza che questa esperienza rimarrà per sempre parte del nostro bagaglio, e con essa la speranza che basti così poco – qualche giorno di viaggio – per creare o cementare dei rapporti fra individui. Tirando le somme, infatti, ci accorgiamo che abbiamo saputo cogliere le opportunità di stare insieme: abbiamo creato legami sia con persone nuove sia con compagni che abbiamo sempre avuto vicino, ma con cui, magari, non avevamo mai condiviso alcunché. Perché il

senso del viaggio è proprio scoprire le radici dell’ humanitas: conoscere le nostre origini e apprezzare appieno l’essere umano.

Con la testa che vaga ancora fra gli uliveti, tra le vie di Atene fitte di bancarelle, tra le stanze che abbiamo condiviso, ricordando i lunghi discorsi, le risate e facendone ancora, arriviamo di nuovo fuori da scuola, con l’impressione che nulla – a parte noi – sia cambiato.

E il viaggio si chiude qui, per lasciar spazio ad un altro viaggio insieme: quello della maturità.

Clarissa Zuiani (5^E)